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mercoledì 27 agosto 2008

Capitolo XIV, Il Re di Spagna

Questo capitolo non è l'ultimo della storia di come accadde che divenni Re di Spagna: però ideologicamente è l'ultimo, è la ciliegina che vi riservavo per la fine. Perchè scriverlo ora? Le ragioni sono molte, la più importante è che non sono costante nel mio scrivere sul blog, e questo mi porta a scrivere solo le cose di cui ho voglia, nei periodi in cui mi sento di scriverle: oggi mi sento di spiegarvi perchè accadde che divenni Re di Spagna, il finale non sarà così alla grande, ora che me lo rovino, ma forse la storia vi sarà più gradita, alla fine ho sempre detto che è la strada che fa la differenza e non la mèta (anche una tastiera con i tasti meno bloccati non sarebbe da poco comunque).

Le necessità narrative a questo punto richiedono un flashback (ora dovreste esclamare tutti in coro: "WWOOOOOOOWW, un flashback, che originale!").

Ero arrivato in Spagna da poche ore, forse un giorno, forse 4/5 ore... il viaggio con Nico era stato bellissimo, non avevamo fatto niente di speciale se non essere noi, e questo l'aveva reso già memorabile (come vi ho raccontato); eravamo elettrizzati e pieni di aspettative, sognavamo ragazze stupende, spiagge calde dove dormire la notte, birre fresche e risate di amici di una vita e appena conosciuti sempre nelle orecchie, eravamo finalmente NOI in un altro posto, differente da casa nostra (Italia, intendo), dove lasciavamo molto, ma non potevamo più svilupparci dove desideravamo. Erano i primordi di quella che è stata una esperienza grandissima nella mia vita, di giorni terribilmente belli ed altri abbastanza duri. Ricordo ancora il profumo pessimo di vernice che aveva Barcelona, il girare per bar e le chiacchierate con Nico, l'MP3 che mi regalo per compleanno, i primi amici spagnoli, i primi compagni di piso (la nostra familia), le decisioni prese costantemente sull'andare o restare, sul che cosa fare, il timore per il futuro che ancora oggi mi fa tremare lo stomaco (nei giorni brutti, in quelli belli si tratta solo di colite). Feste nelle terrazze, barbecue nei cortili, ballare sopra i tavolini di qualche casa di amici, e a volte conoscere una ragazza che più o meno delicatamente e felicemente poi si trova a passare per la tua vita una notte, un mese, una stagione... mi mancava questa parte di vita: non ne sentivo la mancanza, ma in questo ero carente: scoprirla e riempircisi è stato ricchissimo (mi rendo conto che il mio vocabolario è peggiorato molto nella scelta dei termini da utilizzare, purtroppo mentre scrivo mi rendo conto che non c'è più un idioma nè un sistema di pensiero a fare da padrone).

Poi dopo questo periodo ne sono arrivati altri, e altri cambi di personalità conseguenti: piano piano potevo esprimere concetti più profondi con lo spagnolo, cominciavo ad avere relazioni di natura differente, il lavoro andava migliorando, cambiavano le persone in casa... di fatto la mia vita veniva ristrutturata più o meno con la stessa frequenza con cui mettevo a posto la mia stanza (a dire: una volta ogni 3 mesi).

Tutto questo mi era chiaro, in quelle 4/5 ore, forse un giorno, che avevo visto Barcelona, lo leggevo dentro di me, e ne trovavo la conferma dentro di Nico. Quando presi la decisione a riguardo del nome di questo racconto c'era Anto, era sdraiato nel suo letto, accanto a me (non avevamo fato sesso, maliziosi!!! ...è ora di sfatare il presunto mito della mia omosessualità, io non sono nè omo nè etero, nè bi, sono autosessuale: mi piaccio e faccio regolarmente sesso con me stesso regalandomi delle belle soddisfazioni di coppia, a volte mi tradisco anche per tenere più accesa la fiamma; mamma, papà, perdonatemi!) Anto mi aveva chiesto di parlargli del mio ultimo anno di vita; quello in cui mi ero lasciato con Francesca, in cui i miei si erano separati, in cui avevo deciso che non avrei lavorato come psicologo in un ospedale... e molte altre amenità che lo rendevano di fatto un anno interessante. Ne parlammo e lui, commosso, alla fine mi disse che si sentiva colpevole per non essermi stato vicino: sempre si dicono queste cose tra amici, sempre ci si lamenta che non ci si può stare vicino, lo sapevamo, così va la vita: solo si chiedeva se magari avesse potuto fare di più per me, e io intendevo la spontaneità di quello che si stava chiedendo.

Beh, e io a cosa pensavo? Io pensavo che era stata una vita bellissima fino a quel punto, che la gente che avevo lasciato in Italia ed i problemi che avevo affrontato col tempo erano comunque un aspetto bellissimo di uno stile di vita che avevo scelto, che avevo vissuto bene fino in fondo, e che avrei ripercorso senza dubbio: avrei ripercorso sì, ma non sarei tornato indietro. Io andavo avanti, andavo verso "i bagni nudi nelle spiagge", "i pic nic al parco", le birre, gli amici.... ve l'ho già spiegato non me lo fare ripetere, cosa credete che faccia digressioni a caso? In genere sì, però oggi le mie digressioni devono portare tutte allo stesso punto.
E il punto era là, su quel letto stretto (Anto aveva cercato di farmelo passare per un lusso dicendo; questo letto è a una piazza e mezzo perchè a me e a Ida ci piace fare l'amore bene...): dissi ad Anto che non avrebbe potuto fare niente, niente di più di quello che già rappresentava la sua amicizia per me, anche in quella situazione; non avevo avuto davvero bisogno di aiuto disperatamente, tutto sommato avevo vissuto con le spalle robuste, e come volevo, un'esperienza bella e ora solo avevo voglia di costruirmene altre.

E fu così che Anto mi cantò una canzone messicana che si chiama El Rey:

Yo se bien que estoy afuera
Pero el dia que yo me muera
Se que tendras que llorar.
(Llorar y llorar, llorar y llorar)
Diras que no me quisistes
Pero vas a estar muy triste
Y asi te me vas a quedar.

Con dinero y sin dinero.
Yo hago siempre lo que quiero.
Y mi palabra es la ley.
No tengo trono ni reina.
Ni nadie que me comprenda.
Pero sigo siendo el rey.

Una piedra en el camino
Me enseno que mi destino.
Era rodar y rodar.
(Rodar y rodar, rodar y rodar)
Tambien me dijo un arriero
Que no hay que llegar primero
Pero hay que saber llegar.

Con dinero y sin dinero.
Yo hago siempre lo que quiero.
Y mi palabra es la ley.
No tengo trono ni reina.
Ni nadie que me comprenda.
Pero sigo siendo el rey.

Con i soldi o senza, facendomi una famiglia o senza, stando vicino a amici o perdendoli ogni giorno, giando, girando... avrei fatto quello che mi piaceva, e mi sarei comportato forse senza una continuità con il mio passato, ma solo con la mia personale voglia di vivere ogni secondo. Solo così si diventa re: di maniera differente, anche un re può diventare schiavo. Schiavo della sua vita, del suo essere re, e di tante altre cose.
Abbandonai là la mia vita passata, quel libro era finito, una storia bella e conclusa: ora era il tempo di raccontare come era successo che il vostro eroe era diventato "il Re" (di Spagna invece non ha un motivo così esistenziale, lo aggiunsi perchè è divertente, e perchè era in linea con la tappa successiva, quelle in cui sarei diventato "presidente del mondo"... seppur continuando ad essere il Re).

lunedì 31 marzo 2008

Capitolo XIII, Aprile: dolce farsi del male (ontogenesi di una catastrofe).

Rileggo solo ora il post di tre giorni fa: niente di più scritto male ed allo stesso tempo predittivo era uscito dalle mie mani prima.
Mentre scrivevo quelle pagine, da un'altra parte, in un altra discoteca da quella dove sarei andato io, si consumava la fine della "storia affettiva" più lunga che avevo avuto a Barcellona. Niente di chè per carità: una ragazza molto carina per me e abbastanza in gamba, che avevo, ripetutamente e contro ogni mio principio, cornificato. Lei si era molto attaccata a me e io le avevo detto di non farlo, questo non bastava a condurmi forti sensi di colpa dopo ogni volta che le cedevo e ci rivedevamo. Quella sera avevo scritto che non sappiamo mai da dove arriva il cambiamento e molto spesso è dove non vorremmo cambiare. Dopo un paio di mesi in cui ci eravamo visti poco più di una decina di volte (e fatto dello stupendo sesso, anche se non il migliore in vita mia) finalmente lei in discoteca baciava un altro ragazzo. La cosa mi ha ferito nell'orgoglio, come potrebbe fare ad ogni essere umano che abbia il coraggio di ammetterlo; ma al di là di questo, di primo acchitto, sentivo di aver risolto un problema. Ora, se mai fosse continuata la nostra relazione, lei ne aveva inteso il carettere che gli volevo dare (ossia saltuari incontri dove si passa del bel tempo insieme facendo ogni sorta di attività benefiche).
Peccato che poco dopo questa sensazione finì; mi resi conto che ero stato ancora uno stupido, che probabilmente il fatto di apiccicarsi era un gioco che usava questa ragazza per vedere fino a che punto riusciva a trascinare dietro la sua idea di relazione un uomo forte e libero come le ero apparso io (anche se non lo sono). La ferita nell'orgoglio si stava lacerando.
Mi resi anche conto che sono uno psicologo e non avevo inteso niente ancora una volta di una persona. Che avevo fatto 7 mesi di storielle varie per finire sempre come il solito coglione sotto i soliti meccanismi. Che avevo fatto una storia di 7 anni e di dinamiche basiche di coppia miero scordato tutto. La ferita nell'orgoglio era una voraggine.
Per ultimo la devastante consapevolezza che la situazione si era generata per una mancanza di forza nelle mie posizioni e in quelle che mi consigliavano i miei carissimi amici che mi stavano vicino, non solo avevo mancato di forza, ma col tempo mi ero anche fatto aggiogare al punto da provare sensi di colpa quando mi prendevo i miei spazi.
La ferita nell'oroglio era letale. Mi ero comportato da innamorato senza esserlo e dicendo tutto il tempo di non esserlo, stavo soffrendo come un innamorato, ma la ragazza non mi aveva mai fatto innamorare (salvo in alcuni momenti durati 10-15 secondi).
L'orgoglio non esisteva più.

E così mi trovavo senza un lavoro e senza nessuna relazione ingarbugliata. Senza soldi. Senza Nico che mi dava un forte senso di famiglia e che non riuscivo a sentire da 2 settimane (CAZZO DI UN FRATELLO, non dico chiamare, almeno essere reperibile. Ma ormai tutti quelli che lo conoscono dicono la stessa frase: "Lo sai, Nico è così!". E ci capiamo tutti al volo).
Come sempre avevo delle risorse; per questo decisi di tagliarle: tagliai con tutte le ragazze che stavo sentendo. Tagliai con tutte le offerte di lavoro che avevo in sospevo.
Niente mi stava piacendo. Erano mesi che volevo tagliare col lavoro, con le ragazze, forse anche con Barcellona.
Ma per capirlo dovevo taliare col lavoro e con le ragazze prima. Grazie a un paio di cambiamenti repentini, e consguenti traumi per la mia struttura della personalità, finalmente ce l'avevo fatta.
Non ero stanco di Barcellona, ma non ero neanche più felice. Il giorno che se ne andò Karen, la nostra compañera Olandese, piangemmo e io sentii che questa città per la prima volta era mia; ci avevo pianto dentro, qualcosa ci era morto dentro (già era accaduto pochi giorni prima, con Joana e Lars, ma ora me ne davo conto pienamente). Ora sentivo di più: sentivo che questa città non mi stava offrendo niente per la prima volta.
Sì, avevo I MIEI MITICI COMPAGNI DI PISO, ANTO, amici, colleghi, robe varie... posti, cose... ma questo era "dato", di potenziale invece non ce ne vedevo più.
Non volevo lasciare la mia musa Barcellona, e le stavo lasciando ancora un paio di mesi di opportunità (come un amante che sa perdonare); nel mentre aspettavo il sole, la resurrezione del mio orgoglio tre giorni dopo, forte e ostinato come sempre, e cantavo, con il pensiero della mia cara Barcellona nella testa, una canzone che le dedicavo con tutto il mio animo ferito:

Quando ti ho vista arrivare
bella così come sei
non mi sembrava possibile che
tra tanta gente che tu ti accorgessi di me.
È stato come volare
qui dentro camera mia
come nel sonno più dentro di te
io ti conosco da sempre e ti amo da mai.
Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi
questa lunga storia d'amore
ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai.
Fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non passerà
questa lunga storia d'amore
...
Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai
È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.

venerdì 28 marzo 2008

Capitolo XII, L'eterno ritorno...

Non ho mai compreso bene l'esigenza del ciclico e dell'eterno ritorno in filosofia; a mio avviso si basa su uno sfericentrismo inutile quando si parla di infinito (che senso ha trovare una forma nell'infinito se non quella infinitimente amorfica e ordinata degli infiniti infiniti di Cantor? ma mi rendo conto che questa parentesi sarà compresa solo da matematici che impazziranno prima dei 40 anni, come Cantor, quindi trascuratela). Diciamo molto semplicemente che i teorici dell'eterno ritorno, o della spirale, mi sono sempre sembrati degli enormi romantici che credono che le cose siano destinate a ripetersi semplicemente perchè "tutto scorre", senza intendere che il "tutto", "scorre", ma non scorre su qualcosa, scorre e basta.
Questa premessa filosofica, molto intricata e che vi sembrerà frutto di un cattivo viaggio sotto effetto di droghe, in realtà nasce da una cattiva condizione di vita. Per vedere il perchè, rimpiccioliamoci come Alberto Angela ed entriamo nel corpo umano del primo capitato, dopo, senza aver ancora una minima idea di dove ci troviamo e che stiamo facendo, ringrandiamoci come Alberto Angela e distruggiamo il corpo ospite; in fine leggiamo alcuni passi della fantastica avventura di come accadde che divenni Re di Spagna:

A quei tempi avevo lasciato il lavoro di superer(r)o(r)e delle stampanti . Un bel giorno, tornato a casa dopo l'ennesima incazzatura sul lavoro, mi ero reso conto che questo non era quello che io stavo attualmente cercando dalla mia vita, e che non avevo nemmeno intenzione di aspettare ulteriormente per ottimizare il mio futuro: non desideravo una carriera in una compagnia di attenzione al cliente, il mio obiettivo attuale era quello di fare piccole eterogenee esperienze che mi avrebbero arricchito nel presente, in vista di fermarmi un giorno, volevo appagare quanto più potevo della sete che avevo del mondo.
Così iniziai a cercare un nuovo lavoro e a vivere di alcune storie affettive più o meno ingarbugliate: c'era di nuovo eterogeneità nella mia esperienza ma non era più interessante come prima. Forse il fatto che Nico se ne era andato, forse che il sole di Aprile non prometteva poi così bene come prometteva a Gennaio.
I nuovi compagni di casa erano gente davvero super interessante, ma mi stavo rendendo conto che un giorno avrei dovuto salutarli, come avevo fatto con Joana, Lars, Kareen... Nico, e questo iniziava a pesarmi; avevo scelto una vita di cambiamenti rapidi e ora ne vedevo anche gli aspetti negativi, benchè non avevo intenzione di tornare alla vita dei cambiamenti lenti, quella vita italiana dove le cose si muovevano in un palcoscenico che conoscevo a memoria.
Come sempre i dubbi facevano da padroni: che lavoro scegliere, quanto fermarsi ancora a Barcellona; il punto era piuttosto semplice: Vuoi fare carriera in psicologia? Cercati un dottorato. Torna in Italia, parli tre lingue fluidamente e sei un dotato naturale di statistica e computer, oltre che psicologo, vuoi che non trovi un Lavoro del Cazzo? Vuoi una fidanzata? niente di più semplice, hai anche diverse opzioni per la prima e, forse, unica volta in vita tua. Vuoi continuare a viaggiare? i soldi che hai ti bastano per ripartire e sistemarti un attimo ovunque; a maggior ragione puoi raggiungere Nico e scoprire il Portogallo, oltre a continuare quel viaggio incantato che avevate deciso di intraprendere insieme.
Ma non so perchè, niente di tutte queste opzioni rispecchiava quello che stavo facendo nella vita: vivere precariamente a Barcelona, con poco entusiasmo nelle storie e nel lavoro, aspettando ancora di essere Re di Spagna. Stavo seguendo su un binario che non era contemplato in nessuna delle mie rotte, e sentivo che la benzina stava finendo. Speravo che l'arrivo dell'estate risvegliasse il mio corpo. Ci speravo sul serio. Nel frattempo avevo ridotto l'uso di cannabis e aumentato le ore di sonno, per rimettermi totalmente in forma mi mancanva solo il kung fu... ma ce l'avevo in piano (quindi non l'avrei fatto, ma mi accontentavo per ora).
E nel frattempo i filosofi nelle orecchie mi parlavano dell'eterno ritorno, dell'impossibilità concreta e reale di un cambiamento; che idiozia, noi, come coscienze storiche, siamo segmenti di infinito, abbastanza limitati anche: perchè avrei dovuto pensare che alla fine di tanto girare ero sempre rimasto lo stesso? Perchè pensare che i problemi ciclicamente si ripresentano da soli? Il fatto è che non si tratta di un ciclo. Il fatto è che io, da 27 anni, non avevo la minima idea di cosa avrei fatto il giorno dopo. Come quando ero partito dall'Italia, ma con meno speranza e più malinconia. Questo ero arrivato a essere, da questo punto partivo in quel momento, senza sapere dove mi sarei mosso. Coerente, consapevole.
Non esiste la necessità di un eterno ritorno: ogni cosa è in perenne mutamento e allo stesso tempo immobile, ma sotto due ottiche diverse. Come direbbe Guccini: son sempre lo stesso, sempre diverso.
Per questo in quel periodo non volevo scrivere nel Blog, perchè ero colmo di contenuti, ma sentivo che le fessure che si aprivano nei miei pensieri, verso gli altri, erano detatte dall'esigenza e non dall'estetica: come una sfera troppo carica di acqua che apre delle crepe dove la sua maglia di rete ha delle debolezze e non dove vorrebbe per far prendere al flusso di acqua il giusto corso. Non potevo ancora parlare agli altri, da una condizione in cui tutto cambiava rapidamente di significato giorno dopo giorno, a volte assumendo significati differenti, a volte tornando sugli stessi, ma non necessariamente: fanculo l'eterno ritorno, il nostro cervello finito non può rappresentare l'infinito e il circolo è il concetto che gli riesce meglio per farsene un immagine, ma non confondiamo l'infinito con il circolo.
Sapevo che sarei cambiato, che continuavo a cambiare molto velocemente e che molto spesso cambiavo in cose in cui non volevo e non cambiavo in cose in cui volevo cambiare. Per questo non credevo all'eterno ritorno.

sabato 12 gennaio 2008

Capitolo XI, Oh partigiano, portami via...

Anche questa mattina mi sono svegliato, con questo sole stupendo di Aprile che tre mesi prima viene a benedire la mia esistenza ed i miei ormomi primaverili qui, in Barcelona... tre mesi prima, forse tra tre mesi non ci sarà un sole così bello, forse, qua a Barcellona, non ci sarò io.
Avrei voluto trovare L'Invasor questa mattina, al mio risveglio, ma trovo sempre e solo i miei pensieri puntuali... e io per ripicca, como que sono un anarchico e un palloso, li incollo qua, li esorcizzo in questo blog che, ora come ora, diventa un mettere le mani avanti.
Penso a Febbraio, il mese in cui non avremo più in casa Joana, Lars e Karen, tre persone con cui ho diviso tantissimo in questi mesi; penso al dottorato di psicologia che si riproporrà a breve qua in Spagna e poi in Italia; penso ai mille dottorati di Psicologia in giro per il mondo; penso al lavoro come psicologo che dovrei iniziare a cercarmi , ma non so se qua, in Italia o dove sia; penso al lavoro che ho ora, ai problemi e ai pregi, ben distribuiti.
Penso a Marzo al mese che in cui Nico forse se ne andà in Portogallo da Joana, alla voglia di continuare a visitare tutta la Spagna, alla voglia uguale di fermarmi qua in Barcellona e a quella di tornare a casa e stare vicino ai miei cari; penso che non so mai decidermi tra tre opportunità altrettanto importanti: tornare, restare, partire ancora -- nel luogo dove vivere come nel mio atteggiamento verso il lavoro, l'amore, la mia personalità, i miei ideali e abitudini (fermarsi così, cambiare, tornare ad essere quello di una volta).
Penso che voglio visitare tutta la Spagna, sì, ma anche il Portogallo, la Francia, l'Irlanda, l'Olanda, la Germania, la Norvegia, l'Europa dell'Est, la Russia... e poi la Cina, il Giappone, il Canada, il Messico... e questo solo perchè ho incontrato gente meravigliosa di questi posti (in genere) e che mi ha incuriosito sul luogo dove vivono, o perchè sarebbe interessante vivere là.
E nessuno di questi pensieri si riesce ad incastrare con gli altri; nessuna di queste vite, alle estreme conseguenze riesce a realizzare le altre, almeno in teoria.
Penso alla prossima estate in Italia, dove dovremmo incontrarci, a casa mia, da tutte le parti del mondo. Penso che l'estate è anche il momento migliore per viaggiare e chei soldi non sono moltissimi. Penso all'estate qua a Barcellona, che si annuncia stupenda come quella appena passata; alle feste nei terrazzi, ai barbecue, ai picnic nei parchi e alle discoteche. Penso alla faccia di Nico quando in metropolitana, tra le variopinte turiste mezze nude di Barcellona, abbiamo deciso di fermarci qua: avevo in testa un idea chiara, non sarei diventato psicologo se a questo non mi avrebbe portato la mia vita. Basta voler diventare qualcosa, mi stavo facendo imprigionare dal mio passato e avevo davanti un futuro fatto di sfaccettate possibilità, di incontri, di crescita, se avessi solo pensato al diventare psicologo la scelta era ovvia: tonrare a casa e non perdere tempo, perchè in questo caso, se la strada l'abbiamo già scelta, ogni deviazione è una perdita di tempo. E capii che io la strada non l'avevo già scelta, e stavo camminando per conoscere le strade.

Poi mi alzo, verso un po' di latte nei cereali e mangio, così riprende una giornata tanto stereotipata quanto tristemente precaria (una quotidianità illusoria e che durerà poco); ma ogni tanto mi fermo a pensare: e penso ad Aprile... allo stupendo sole di Aprile che stamattina è venuto a salutarmi e a benedire queste giornate in Barcelona.

martedì 18 dicembre 2007

Capitolo X : X come incognita sta a incognita. Cose che capitano!

Ebbene, se vi trovate a leggere queste righe non avete perso la speranza che di vez in quando mi faccia vivo.
Questo post inizia con una premessa inutile e una storia autocelebrativa.
Premessa inutile: non ho mai capito perchè le tastiere dei portatili sono così delicate da rompersi subito, la mia tastiera scricchiola, perde caratteri e come se non bastasse la barra della lingua continua ad autoimpostarsi su un idioma che non centra niente con quello della tastiera: ditelo pure "È una tastiera del Cazzo"... no, troppo facile, la colpa non è della povera tastiera; nella mente ipercomplessa e idealista di bassa lega che mi ritrovo la colpa è dele multinazionali che fanno oggetti pessimi per costringerti a cambiarli dopo poco tempo o pagargli un pizzo simbolico che si chama "garanzia".
Storia Autocelebrativa:
A quei tempi non ero ancora re di Spagna, ma amici miei qualcosa stava cambiando nell'aria; dopo un triste Autunno di depressione finalmente stavo iniziando a risalire la china dell'equilibrio.
Il malessere era partito dal sentimento di non riconoscermi nella mia vita (nonchè da un uso smodato di cannabis che si accompagnava bene, ma anche male, a certi stati d'animo che conosciamo un po' tutti: prima di partire da casa, conoscendo me e Nico, sapevamo che il rischio era quello dello Scazzo (cioè Spersonificazzazione di Andrea Cazzo, ma anche di suo fratello), del lavoro, del rientro a casa stanco, della voglia di riposarsi fumando un po', fino a dormire e così all'infinito... mi sentivo inadeguato, pigro, frustrato forse.
Il benessere era ritornato decidendo di smettere di fumare (almeno a quei ritmi); decisione accompagnata da Nico; era ritornato dalla decisione di smettere di cercare ragazze per rifarmi del tempo perduto, dalla decisione di cercare cose in lavoro che me ne offriva altre (ma non quelle). Il benessere, come spesso accade, e anche in questo caso, era quindi legato ad un aumento di consapevolezza e lucidità: alla benemerita faccia di quelli che sostengono che più sappiamo e più siamo infelici (l'intelligenza non si usa semplicemente, il modo in cui la si applica fa una differenza enorme). Finalmente riprendevo in mano alcuni capi del gomitolo della mia vita e riuscivo a strecciare alcune cose, alcuni fili mi apparivano più netti.
Fu così che una sera uscii di casa con mio cugino (in visita/lavoro per un mese) e Joana (credo che abbiamo già parlato della ragazza di mio fratello, al massimo ci ritornerò in futuro).
Mio cugino si chiama Giacomo, ma tutti in Italia lo chiamano Cabeza, un nome che si presta tanto alla persona quanto alla Spagna. Dall'alto della mia estrema incompetenza e coglioneria stavo insegnando a Cabeza come provarci con le ragazze senza sembrare italiano (ho imparato poche cose sulla seduzione, ma credo che almeno questo mi riesce, anche perchè non sono mai stato capace di apprendere da Italiano come provarci con le ragazze). Basta questo mettersi a ballare dietro le ragazze, mezzi incurvati col petto proteso su di loro, sfiorandole con la mano sul braccio o sulla schiena: non richiama l'attenzione, non è sexi - se le donne non fossero cretine (intendo QUELLE donne, non tutte) non ci starebbero mai. Basta con queste facce struggenti, 'sti ormoni esuberanti decisamente mal riposti in scarse oscillazioni fisiche. Piuttosto concepire l'intera discoteca come un parco giochi pieno di amici dove si sperimentano cavolate varie, si abbraccia uno, si fa ballare un'altra, si gioca col cappello di un terzo... si ride e ci si diverte in sostanza; questo è un modo di mettersi in mostra vincente, leggero e che alla fine anche quando si va a casa solo ha portato ad una serata che meritava di essere passata. Cabeza come me vuole divertirsi e non si droga per andare a ballare; quindi impara veloce questa mia concezione e la interpreta bene. Ci divertiamo come matti.
Alla fine Già va a parlare con tre ragazze, mentre si svolge questo colloquio due ragazzi e due ragazze mi chiamano per fargli una foto.
Scattando le foto chiedo dei loro paesi di origine (si capisce che il loro spagnolo non è autoctono).
Quando mi rivelo, come fanno tre su quattro di loro, anche io italiano, una ragazza dice di conoscermi e in poco tempo, mentre io ancora spaziavo per le aride, immense e soprattutto desertiche praterie della mia memoria, mi dice che ha letto il mio blog. Questo BLOG!
Ma vi rendete conto ragazzi: incontrare a Barcellona, fuori da una disco nemmeno molto conosciuta, una persona che ha letto il tuo blog e si ricorda anche del fatto (il che indica che o alcune cose di queste pagine possono essere salvate o che non funziona bene il meccanismo di rimozione della mia collega psicologa, tale era o sarà presto, comunque) - e si ricorda anche della mia faccia da sbruffone con quel bel cappello alla cowboy che tengo qua, sopra questa specie di armadio orribile che avrei dovuto cambiare 5 mesi fa appena arrivato in questo appartamento (a proposto, a quanto pare presto avrò un letto leggermente più fico, WOW, le pulci saranno entusiaste). Voglio ringraziare questa nuova amica: per un attimo mi sono sentito famoso e ho capito che forse questo piccolo blog del cazzo può raggiungere più persone oltre a quelle splendide che già lo frequentano (dopo questa ruffianata guai a chi si lamenta sui tempi di aggiornamento -- e poi non vi montate la testa, stavo parlando principalmente di me stesso, eheheh). Onestamente, se non nei miei vani sogni di vana gloria, non ci avevo mai pensato.

Questo post finisce dopo una premessa inutile e una storia autocelebrativa; non abbiamo detto molto, ancora, amici miei: ma più che dirle, le cose, bisogna trovare il modo ed il tempo di farlo. Il modo di raccontarvi questi straordinari e colossali eventi che mi portarono sempre più vicino al trono di Spagna sarà soggetto al puro criterio della ricchezza e bellezza narrativa (nonchè ai limiti della mia mente pigra e malata) - il modo invece in cui riuscirò a cenare questa sera avendo trascorso molto tempo davanti a questo blog senza fare la spesa, per il momento mi resta del tutto oscuro.

domenica 30 settembre 2007

Capitolo IX, Puntuale?

Puntuale come l'attacco di colite dopo che bevo un caffe, arrivo a scrivervi queste riflessioni.
1) Mi sono accorto che nella mia vita sono sempre arrivato tardi. Sono arrivato tardi alla mia laurea, a tutti gli esami, al lavoro, alle lezioni... a molte altre cose che per il rispetto della legge sulla privacy (scusate se mi esce spesso questa espressione, ma viene dal lavoro che faccio) non posso riferire. Felice: mi rendo conto che ci sono ancora delle cose da imparare; infelice: perchè tutti hanno sempre dei consigli da darmi e mi trattano come uno che non capisce se stesso (cioè un Cazzo)?
2) Ieri ho baciato l'ennesima ragazza (sono stato uno scemo, stavo in una disco stupenda prendendo a spallate la gente con Nico e ridevamo come matti e dopo solo 15 minuti sono uscito, senza neanche fare la consnumazione, per farmi sbaciucchiare tutta la notte da questa piccola spagnola tutto fuoco e niente sesso -qua si chiamano "scalda cazzo" -calienta polla- le ragazze che si comportano così - non mi piace scrivere parolacce sul Blog -ma "scalda Cazzo" è l'espressione perfetta, come potrete immaginare, per una serie di motivi).
Perchè arrivo sempre al bacio ma mai oltre? mi è capitato circa una diecina di volte in 2 mesi che sono qua. Ragazze, aiutatemi, spiegatemi cosa non va nei miei feromoni' Emano un odore che non attizza? Ho le mani fredde? In realtè credo sia perchè sono carino, ma non bello, e quindi fisicamente non le faccio andare fuori di testa. In aggiunta sembro sempre totalmente scemo e non si sentoi propriamente a loro agio. In genere i miei approcci sono:
"Hola, quieres besarme?" - ciao, vorresti baciarmi?
"Hola, mi hermano me ha curtado il pelo muy mal y soy muy feo, pero si accostrumbra el ojo te va gustar un monton, te lo juro!" -Ciao, mio fratello mi ha tagliato i capelli molto male e sono molto brutto, però se abitui l'occhio ti piacerà un sacco, garantito!"
I:"Hola, que tal?" C:"Bien, ¿de donde eres?" I:"De Italia" C:"¿Estudias aqui o trabajas?" I:"Trabajo" C: "In que trabajas?" I:"Mato la gente"... y sigue asì... -
Io:"Ciao come va?" Ragazza:"Bene, di dove sei?" I: "Italiano" (a questo punto commenti sugli italiani a non finire, di solito) R: "Studi qui o lavori?" I: "Lavoro" R: "Che lavoro fai?" I"Uccido le persone" ... e continua così...
Questi sono alcuni esempi dei miei approcci; in genere ci spisciamo dalle risate, io, mio fratello, Pepe e altri amici e compagne di casa, ma alla fine rimane un po' di amarezza, perchè oltre alle cazzate non so dire altro e sempre ritorno a casa solo e sconfitto.
3) In questo periodo della vita sto prendendo una decisione molto importante: forse mi fermo qua a vivere per un periodo. Perchè? Perchè si vive meglio. Al lavoro mi presentano continuamente molte opportunitá, mi pagano meglio, e posso fare esperienze di viaggi ed inncontri sempre nuovi. In italia la gente pensa che Milano è una bella cittá perchè ti offre opportunitá lavorative. Bene, metteteci più equita nel trattamento lavorativo, aggiungete bbirre con amici e compagni di lavoro, ragazze stupende da ogni parte del mondo, gente che canta per la strada e un pizzico di sale in più e avrete Barcellona. Mi manca mia sorella, mi mancano la mia famiglia, i miei amici... ma sono giovane e qua le forze che spendo vanno ricompensate meglio, certo, se tornassi a vivere in Italia, potrei costruirmi, col tempo, un futuro più certo, di la... Ma ho ventisette anni e mi hanno già devastato, tolto l'entusiamo e la voglia di emergere, in Italia, dovrei spendere quell'ultima parte di gioventù ed energia che mi resta in quel paese... Non so, vorrei tornare, ma credo che mi pentirei per il resto della vita...
Mi dispiace, ma devo fare un paio di telefonate e devo chiudere qui le mie riflessioni... in ogni caso almeno uno dei punti che avevo preannunciato (quello sui miei approcci) è stato parzialmente spiegato. Vi auguro una giornata col sorriso sulla bocca, le mie ne sono piene.
Besitos, Andre.

martedì 18 settembre 2007

(Per i lettori piú attenti)

Cari lettori, oramai siamo arrivati ad 8 fantastici capitoli della nostra vita in Spagna, le cose da dire si accumulano ma il tempo per cenare ed uscire a farmi una birra (nella speranza che ci siano ancora abbastanza turiste in giro) si riduce. Voglio solo anticiparvi e appuntarmi qui di seguito -pertanto- cosa ci attende nei prossimi capitoli:
-i miei compagni di casa (la familia chaparritos)
-il mio lavoro da super eroe delle stampanti
-una spiegazione esausta ed esaudiente del perchè non mi reputo gay ma gli altri lo pensano
-perchè dico alle ragazze "Ehi, sono brutto, ma puoi abituarti, sai? Non potrai piú farne a meno!"
-la storia esilarante della mia vita sessual-affettiva in quel di Spagna (vedi anche punti 3 e 4)
-riflessioni sulla vita
-varie ed eventuali

Bene, il locutorio sta chiudendo e nessuno a casa mia ancora si preoccupa per me...
un saluto,
Andre.

Capitolo VIII, Progetti...

Dalla prima lettera di Andrea Cazzo ad un Amico:

Progetti?Indovinato, non ne ho. O almeno non nella loro eccezione classica di qualcosa che va avanti nel futuro. Come mi ha sempre insegnato in tutta la vita a veder meglio le cose, anche in questo caso la mitica frase del Buddha "There is no way to happiness, happiness is the way", mi sta aiutando.Non ho la minima idea di dove andrá a parare la mia vita, ma per la prima volta dopo decenni questo non mi mette paura: perchè? Perchè sto investendo bene il mio tempo: sto viaggiando, sto conoscendo gente, mi sto mantenendo (si fa per dire), sto vivendo con mio fratello e "NON" litighiamo mai, sto imparando una lingua, sto imparando come relazionarmi con le persone e con le donne, e mi sto divertendo nel farlo. Per ora non ci sono obiettivi, sono tutto concentrato a vedere quello che mi corre sotto i piedi e capire il piú possibile di questo, perchè c'è molto ancora da capire; dopo tanti anni sento che finalmente sto imparando di nuovo, la vita mi sta facendo crescere di piú... e siccome sono un narcisista del cazzo e mi piacevo giá prima, ora aspetto con ansia di vedere quello che posso ancora diventare in più (o anche solo di differente - ma non credo in meno - o non voglio crederlo).Quindi fanculo tutti quei momenti in cui mi sono messo a piangere, fuori o dentro, per essermi sentito dire: ma è possibile che tu non abbia idea di cosa vuoi fare nella vita? IO VOGLIO FARE LA VITA, non voglio farci niente perchè fare qualcosa con la propria vita è ridurla ad un fine; ma chi ce lo chiede di ridurla? Come si puó prendere una cosa vasta e ricca come la vita e FARNE qualcos'altro? Io non la voglio ridurre, la voglio vivere, capirla, goderne, crescere con il tempo che passa e guardarmi indietro ridendo di gioia: proprio come faccio ora (ed i miei compagni mi reputano cocainomane o matto totalmente per questo: ma dicono tutti "sei matto di una pazzia buona, sai").Ecco cosa penso ora della mia vita, fino alle ore 8.53 p.m di martedì 18 Settembre.

Dalla seconda lettera di Andrea Cazzo ad un Amica:

Giá, ecco cosa penso ora, cara Ale.E penso che tutti questi problemi non dovresti porteli, ma te li poni, perchè sei una ragazza matura, come se incontrano poche alla tua etá... e sono contento che sei venuta a parlarne con me.Quante volte mi chiedo e soprattutto mi SONO chiesto le stesse cose. Però ho sempre pensato una cosa: non è importante quello che si decide, ma come lo si decide, quanto ci sembrano buone le nostre stesse motivazioni, perchè in questa maniera un domani non finiremo per pentircene.Allo stesso modo a te, e a tanti miei amici che sono sempre indecisi sull'andare o sul restare, in tante cose della loro vita voglio dire che non è "andare" o "restare" la scelta che devono prendere, ma piuttosto "Dove sto mentendo a me stesso? Dove mi sto raccontando delle bugie, dove sto mettendo la testa? Sotto la sabbia, troppo in alto, sto guardando davanti o dove cammino?" Se ci faciamo queste domande (ora mi sento come il prete la domenica alla messa, pèrò) alla fine, piú che la scelta, abbiamo giá fatto tesoro della possibilitá di scegliere: qualsiasi scelta sbagliata non sará una perdita totale, qualsiasi scelta giusta non andrá sprecata.Venire in Spagna per me è stata la scelta giusta. Non so se rimanere sia la scelta giusta, ma finchè riesco a sorridere contento della mia vita vuol dire che sto imparando e posso essere tranquillo.

mercoledì 29 agosto 2007

Capitolo VII, Pepe

In Spagna si usa la parola "tio", che letteralmente significa "zio", per indicare generalmente un "tizio" oppure un "tipo".
¿Que pasa con tigo, tio? -- equivale per esempio al nostro marchigiano "oh (tizio), che te piglia?"
Pepe é proprio un "tio", nei due sensi del termine, é un tio perché "é un tipo", ma anche perché é un po' come uno zio per tutti noi.
Lui ha preso in affitto, qualche anno fa, l'appartamento in cui viviamo e l'ha trasformato, da ospizio che era, nel "piso de puta madre" in cui viviamo. Per fare una buona festa, bisogna trovare la gente giusta, organizzare bene... etc.. etc... Allo stesso modo per vivere bene in una casa bisogna che ci siano delle regole ben pensate e qualcuno che abbia il coraggio di prendere decisioni ponderate che non creino rancori. Pepe é quel genere di persona che sa organizzare bene le cose, sa quando essere transigente, quando pignolo, e quali regole applicare. Mi incanta vedere gli occhi svegli di questo messicano di 28 anni, mentre aggiusta la play station (parlandole in messicano), o tira fuori un proiettore che ha preso con un'offerta (e ci vediamo tutti uno splendido film in cinese sottotitolato in spagnolo) o riesce a sistemare una certa camera per creare piú spazio. Questo ragazzo ha viaggiato piú di tanti altri e conosce il mondo. Sa divertirsi e non si perde mai: se usciamo e ci ubriachiamo tutti, lui é quello che si ricorda chi non ha ancora pagato la consumazione e chi l'ha fatto.
Nonstante il mio carattere sia quello di un tipo orgoglioso, desideroso di stare al centro dell'attenzione e di giocare al leader, lascio volentieri a Pepe la gestione della maggior parte delle cose, aiutandolo quando posso, per me questo significa molto, significa riconoscere che qualcuno puó ancora insegnarmi qualcosa - e mi costa.
Quando vado in discoteca, Pepe individua una ragazza carina e mi dice: provaci con quella quando te lo dico io. Poi ad un certo punto dice: ora, quella ragazza in 5 minuti bacierá qualcuno, é nella condizione mentale giusta. Puntualmente ha ragione. (Puntualmente quel qualcuno non sono io, perché non sono in grado di provarci).
Pepe é fidanzato con Barbara, una ragazza stupenda da tutti i punti di vista, che viene dalla Slovenia, ed insieme sembrano quasi i genitori della casa. Con me, che sono molto piú adulto degli altri, e che vengo da esperienze differenti da quelle che si possono obiettivamente accumulare intorno ai 19/20 (etá di molti nella casa) c'é una relazione di amicizia particolare. Pepe e Barbara sanno che possono contare su di me (e su Nico altrettanto, anche se, come ho giá detto la sua presenza nella casa é meno marcata, per il lavoro e le uscite con Mireya) e io su di loro: parliamo della mia vita, di come dovrebbe cambiare, di come dovrei cambiare io, e entrambi, ognuno a loro modo, mi danno una mano (senza darmelo a vedere, ma me ne accorgo fin troppo facilmente); parliamo della casa, del lavoro, di come potremmo sistemarci tutti un po' meglio... si scherza sempre, ma il tono del discorso rimane alto.
Ci mancano gli amici (sí, ci mancate, caproni!!!) e ci manca la famiglia -veramente tanto, mi perdo nelle mie giornate a pensarvi e a parlar di voi a quelli che conosco, in particolar modo la mia piccola Benny la conoscono giá tutti- peró, con la nostra faccia da schiaffi, la nostra stupiditá, i nostri battibecchi e cazzate varie, con la nostra spontanea umanitá (del non far mai del male a una mosca ma giocarci sempre) io e Nico ci siamo giá ritagliati qualcosa, che senza retorica, possiamo definire casa.

domenica 19 agosto 2007

Capitolo VI, El piso compartido

Allora, giunti a questo punto, da bravo scrittore quale sono (ho sempre aspirato ad essere bravo almeno la metá di quanto sono bravo, ma questo ha soltanto dato adito all'insorgere di paradossi...) sono costretto ad inserire nel testo una pausa narrativa dove si discute di cose del tutto irrilevanti al fine della narrazione. Le suddette pause sono bensí 2, consecutive pergiunta, subito dopo passeró a descrivervi il nostro piso.

1) Pausa 1: Mi scusi il lettore se alcuni ricordi ed eventi narrati su queste pagine sembrano discussi in maniera eccessivamente sommaria, ma la narrazione in genere é spostata di qualche settimana rispetto al momento in cui sogliono occorrere i fatti descritti. Sebbene perdiamo il vantaggio di avere una narrazione in tempo reale dei prodigi che condussero la mia eccelsa persona ad occupare il maestoso trono di Spagna; sebbene molti particolari vanno soffocati nello sforzo rievocativo: come scrittore ho l'opportunitá di riflettere piú a lungo sulle cose mi accingo a riportare - in questa maniera, evito ad esempio di dire che un certo tale dispone di questa qualitá, e smentirmi poi il giorno successivo - se pensate che molto spesso taluni e talaltre si conoscono sotto effetto di alcool o hachis, non avrete molta difficoltá a capire che i giudizi possono rivelarsi sbagliati perfino se formulati dall'esperto occhio di uno psico-loco.
2)Pausa 2: sto imparando lo spagnolo ad una velocitá incredibile perfino per un italiano (si sa che per noi é piú facile per via della somiglianza). Moltissime persone che conosco ogni giorno mi fanno i complimenti e non riescono a credere che sono qua da solo 4 settimane senzaaver mai studiato prima questo idioma. Di pari passo sto rafforzando la mia pratica dell'inglese (il mio terzo flirt ad esempio é stato con un'inglese, il quarto tambien). Molto piú velocemente peró di quanto avanzo in queste lingue, arretro con l'italiano. Non ci posso fare niente, i verbi si somigliano e si confondono, le strutture delle frasi si invertono, la linga ci plasma piú di quanto possiamo plasmare la nostra lingua (anche se io riesco a mettere la mia a forma di U).

Basta fine pause. Torniamo al Piso de puta madre.

...e cosí eccoci qui, potete vederli anche voi, se ci pensate un attimo, i due fratelli Bianchi, aiutati da Anto, che si mettono sul web ed iniziano a cercare casa... mandano qualche e-mail, fanno qualche telefonata, finiscono a vedere stanze in appartamenti improbabili...
Tra gli altri, quelli che riesco brevemente a ricordarmi:
1)una coppia sposata di russi che cercava di adottarci a pagamento (lavavano, cucinavano, stiravano, ordinavano... il tutto ad un affitto basso, ma che a loro sarebbe servito per tirare avanti in questo cazzo di mondo -e credetemi, non é il mondo del Cazzo- dove una coppia deve vivere lontano migliaia di km dai propri figli ed affittare la propria casa ad estranei per tirare avanti). Io e Nico provavamo, dal punto di vista umano, il forte desiderio di renderli felici, ma vivere con una coppia 50nne di russi non era la nostra idea di viaggio in Spagna.
2)un cretino spagnolo, credo, che non ha avuto il coraggio di dirci che voleva una ragazza in casa (per farsi le pippe pensandola - vista la sua faccia non poteva fare altro, sono sicuro) insieme ad un ragazzo, ma che non fossero una coppia (tanto, se li hai trovati, lei sta giá facendo all'amore col tuo compagno di casa, sfigato!!!). Dopo averci fatto sfumare altri appartamenti, dato l'indirizzo di casa sbagliato, etc... etc... siamo stati a vedere la casa (messa molto bene, nuova) e dopo 20 minuti che eravamo lá, guardando la mia barba, ha detto "ah, ma non sei una ragazza, io credevo che quello con cui ho parlato dovesse venire con sua sorella!!!" "Non sai quanto vorrei essere una ragazza, mi toccherei tutto il giorno le tette..." gli ho risposto, citando un comico ancora piú sfigato di me.
3) Un francese e due messicane che ci volevano affittare una stanza senza peró averlo detto a quello che ci stava vivendo. Non so se avete capito: volevano mandarlo via, hanno messo l'annuncio, hanno fatto venire gente senza dirglielo... etc... solo che io e Nico abbiamo combinato un casino... siamo arrivati con un'ora di ritardo... abbiamo suonato e ci risponde il tizio della stanza: "chi é?" - "Siamo per la stanza in affitto" - "stanza in affitto?" - "Non avete messo un annuncio su internet per una stanza in affitto?" - "no" - "sicuro? controlla meglio, abbiamo parlato con Carla" - al che il tizio si rivolge a Carla "Carla abbiamo una stanza in affitto?" - Carla: "no, peró falli salire lo stesso..." Vi risparmio il resto del pomeriggio...

Fin da subito un appartamento ci aveva colpito enormemente piú degli altri: grande, pieno di gente che viveva in totale libertá (chi mangiava, chi fumava, chi dormiva sul divano, ragazze scosciate dappertutto), e soprattutto con dento un tipo che meriterá un posto a sé su questo blog: Pepe.
Non potete immaginare la felicitá quando Pepe ci ha ricontattato dicendoci che potevamo far parte dell'appartamento (anche perché le cose si mettevamo male - non riuscivamo a trovare appartamenti dove prendevano due uomini contemporaneamente, in genere tutti buscano una chica).

El Piso Compartido: Tutti quelli che passano per il nostro appartamento ci dicono che siamo come nel film "el piso compartido", in italia uscito col nome di "l'appartamento spagnolo". Non so, non l'ho visto.
Al nostro arrivo vivevamo con: un messicano, una slovena, un canadese, una irlandese, due ragazze francesi e un ragazzo di Madrid, in piú abbiamo ospitato gente da diverse altre parti del mondo, anche 4 italiani che proprio ora stanno per tornarsene a Genova... tipi in gamba, fuori dal classico stereotipo di italiano.
La camera mia e di Nico é molto grande, 32 mq, in particolar modo se paragonata alla normali abitazioni di qua... iniziamo subito a mettere a posto le cose (poche) che abbiamo negli zaini e a ridistribuire un po' il mobilio.
"La bienvenida de la casa."
La sera ci fumiamo un po' di maria con Pepe (lui non fuma, di solito, ma se fa una cosa la fa fatta bene, e tira fuori il kit del piccolo cannaiolo con della maria da urlo), parliamo un po' della nostra vita, delle nostre intenzioni, di dove, come e soprattutto che cosa ci piacerebbe fare. Cosí, nella condizione in cui viviamo io e Nico, é difficile riuscire a capire chi siamo, perché siamo qua... ma se ne parla. Pepe dice, passando la canna "La bienvenida oficial de la casa".
La mattina (12, circa) mi alzo e vado in sala; sul divano ci sono Dani (il ragazzo di Madrid che vive con noi), Maty (un suo amico canadese) e Olympe (una delle due francesi).
Maty e Hola-mp sono visibilmente segnati dall'alcool della sera precedente. Dani mi si presenta (ancora non lo avevo incontrato) e mi dice: "andiamo a fare colazione".
Andiamo io, Dani e Maty: si parla un po', come la sera prima, si stringe subito una complice amicizia tra me e Dani... e in un ora circa ci beviamo piú di un litro di birra a testa per colazione.
Da questa seconda bienvenida, si officializza la mia vita nella casa.
Legheró molto con Dani, di Madrid, ma se ne va soltanto 5 giorni dopo lasciandomi in regalo 3 magliettine da fighetto, sapendo che io purtroppo non ne ho molte. Dani ha una ragazza a Madrid, ma é troppo figo, e le donne gli ronzano attorno, non volendo l'ha giá tradita due volte... ora peró mi dice che ha parlato con un tale che gli ha aperto la mente e non lo fará piú... Boh... mentre mi parla io penso a tutta "la signora Gnocca"che questo tipo vede passare... AAARRRGGHHH!!! Lobotomizzatemi o castratemi!
Mi regala anche il suo trita maria... un ragazzo davvero buono e sveglio, dopo 5 giorni di amicizia, quando si prepara a partire, so giá che mi mancherá molto.
Anche Nico, che nel frattempo ha frequentato molto piú Mireya che la nostra casa con compagnia annessa, sente fin da subito la mancanza di Dani e mi dice: "conosceremo migliaia di persone qua, e ne abbiamo lasciate altrettante; non possiamo fare cosí per uno che conosciamo da 5 giorni." Ma né io né lui riusciamo ad essere allegri quella notte.

Nel prossimo numero troverete una descrizione dettagliata di Pepe e gli altri. Non perdetelo!

domenica 12 agosto 2007

Capitolo V, Qualcosa di... spettacooolareee! Parte II

...segue da ieri...
Allora, stavo raccontando che, tornando a casa, abbiamo fatto qualche cocktail sul treno. Qua in Spagna si incontrano spesso ragazzi che comprano alcool e bevande varie e si mettono a fare cocktail per la strada, nonostante sia proibito. Perché capita questo? Perché in Spagna probabilmente non é forte come in Italia la presenza di una certa mentalitá perbenista: qua il ghiaccio per i cocktail lo vendono nei supermercati che stanno aperti 24 ore su 24!!! Non so se mi spiego: 24! su 24!, qualsiasi sia la tua emergenza alcoolica, avrai una risposta definita e ben confezionata. Lo stesso dicasi per la facile reperibilitá e possibilitá di consumo di droghe leggere.
Bene, siamo sul treno, abbiamo passato una spledida serata, come una sorta di pic-nic tra amici pieno di giochi e di "fai pure tutto quello che ti pare, nessuno ti considera un cretino" - io, giá da qualche ora non sono piú capace di muovere il collo a causa di una piramide umana malriuscita - e ridendo e scherzando, ci ubriachiamo tutti completamente. Arriviamo a Barcellona, facciamo un giro per la cittá (mi perdonino, i lettori,ma non mi ricordo molto dove siamo stati, solo che ho conosciuto due ragazze italiane per la rambla, un po' frigidine - italiane -, e un mezzo punk-fattone con cui ho stretto amicizia perché gli ho lasciato il posto per pisciare dopo di me) e arriviamo fino a Barcelloneta.
A quel punto inizio a ricordarmi qualcosa: bagno nudi a Barcelloneta, e collassamento sulla spiaggia (Vincent mi guarda la faccia, legge l'espressione forse sto per vomitare, mi sposta la testa verso il lato in cui non sta lui... comunque non vomito, ehi, sono un uomo di mondo, non faccio certe cose!!!) - saranno state circa le 3.
Il viaggio "dentro" Barcellona prosegue (presto allegheró foto) fino al punto in cui incontriamo una comitiva di una trentina di persone riunita intorno ad alcuni ragazzi che con chiatarre e ogni sorta di strumento di accompagnamento suonano musica cubana. Anto io e Mireya decidiamo di fermarci lá: il ritmo, la vitalitá (leggermente appannata da una vena di malinconia e stanchezza) e l'euforia collettiva sono al massimo... e cosí passiano altre ore cantando. Trovo anche un tizio che mi vuole vendere della Maria a 20 euro. Glie ne do 10, considerando qualitá e quantitá ci guadagna leggermente lui, ma solo perché non sa che sono italiano, altrimenti me ne avrebbe chiesti 30, visto che in Italia il fumo non esiste "de calidad y barato" - e qua lo sanno benissimo a cosa sono abituati gli italiani.
Chiaramente, quando arriviamo a casa, Anto non vuole dormire e mette un po' di musica, ci fumiamo un sigaro... beviamo qualcosa, parliamo fino al letto (a tutti quelli che sostengono che sono gay: ho dormito per due settimane con un uomo, contenti!)... fortunatamente porto sempre con me una boccetta di etere quando devo far serata con Anto.
Questa, grosso modo, é una serata a Barcellona: ne ho avute di molto migliori, come quella in cui ho flirtato con due ragazze (ebbene sí, strabuzzate gli occhi) - peró questa mi sembra abbastanza rappresentativa perché contiene viaggi, bagni, giochi, alcool, fumo e soprattutto tanta musica.
Tempo scaduto, devo chiudere qui. Un saluto.

sabato 11 agosto 2007

Capitolo V, Qualcosa di... spettacooolareee! Parte I

Barcellona é, qualcosa di... SPETTACOOLA-REE!
Giá, questa frase, che il mio grande amico Anto ripete fino allo sfinimento, riassume bene la sensazione che si prova a condurre la vita in questa remota parte dell'universo.
Un amico spettacolare:
Anto, con la sua personalitá istrionica, capace di fare tutto, sarebbe capace di intrattenere una conversazione con un delfino parlando tranquillamente la lingua dei delfini dopo averla ascoltata una sola volta; direbbe cose sensatissime, per giunta, come ad esempio: "ho sempre apprezzato la capacitá di voi delfini di dormire con un emisfero cerebrale alla volta, che ne dice signora delfina, ci facciamo una dormita insieme?"... successivamente passerebbe a cantare, accompagnandosi con la chiatarra, l'inno nazionale dell'orgoglio delfino. Eviterebbe, con molta delicatezza, di parlare di tutti i piatti a base di delfino che conosce e con quale vino possono essere accompagnati. A volte Anto fa delle cose che mi fanno incazzare un mondo, una tra tutte: ti interrompe mentre stai facendo un discorso serissimo per farti osservare la rotonditá di una certa colonna (che i barboni poco prima hanno usato per grattarsi il culo, alla maniera degli orsi). Puoi anche rispondergli: "Ma cazzo, io ti sto parlando del problema del Cazzo della mia vita del Cazzo e non saró mai piú capace di esprimerlo cosí bene...!"
Ridendo, Antonio ti risponderá: "Sí, ti stavo ascoltando, peró mira... non é davvero sensazionale la rotonditá di quella colonna?".
Al di lá dell'immensa stima, delle incazzature, al di lá del bene e del male, del big bang e di ogni altra cosa posso pensare per riempire un po' queste righe, mi chiedo spesso cosa mi lega cosí fortemente al mio amico Anto, credo sia l'amore per la vita e una certa capacitá di confrontarcisi sopra sullo stesso livello, pur da esperienze differenti. Persone che rivestono questo valore, persone con cui posso condividere quello che io chiamo "nobiltá e ironia nella vita", possono fare dei giri lunghissimi, ma rimarranno sempre nell'orbita dei miei interessi e del mio desiderio di condividere esperienze con loro.
Una giornata spettacolare:
Nel poco tempo che mi manca, vorrei raccontarvi di una parte dell'uscita a Sitges, capitale mondiale dei gay! Questo perché intendiate, da un piccolo squarcio, come si vive qua, giorno dopo giorno, tutti i giorni!
Bene: io, Nico, Anto, Vincent, Davide Braca, Laura, Mireya e Luis siamo andati un giorno a Sitges, cittá balneare dove risulta particolarmente difficile incontrare un uomo che non stia tenendo per mano un'altro uomo (e "un'altro" lo lascio volentieri con l'apostrofo).
Dopo aver fatto il bagno (se non mi imponevo con la forza Anto ci portava a Siviglia, a forza di camminare sulla spiaggia per trovare un posto migliore) e mangiato la splendida insalata di riso che ci eravamo portati, abbiamo lottato sulla spiaggia, fatto piramidi umane, capriole varie, cavalcato le onde del mare che era abbastanza mosso. Verso le 20, Luis si spoglia completamente e si tuffa in acqua. Nico lo segue a ruota. Vincent, nel suo francese dice qualcosa come "ah, se la mettiamo cosí..." e si tuffa nudo anche lui. Nel frattempo, senza lasciare la sigaretta, anche io mi trovo nudo tra le onde, preceduto solo da qualche secondo da Vincent. Quando mi giro, tutta la compagnia, uomini e donne stanno facendo il bagno nudi. La sensazione piú bella: il culo nudo sulla sabbia di Sitges nel bagnasciuga.
Nel ritorno a Barcellona prepariamo quelli che si chiamano bottellon (peró non so come si scrive). Sostanzialmente ci alcolizziamo senza dare troppo nell'occhio, perché é vietato bere alcool, specialmente da bottiglie, per la strada.
... il tempo sta scadendo... continua e finisce nella prossima puntata...

venerdì 10 agosto 2007

Capitolo IV, In viaggio con un padre minore...

Dopo 3 settimane di vita Barcellonese, alcune cose iniziano a delinearsi come fortemente caratteristiche del nostro viaggio. Ció che andró a raccontare in 18 minunti (prima dello scadere dell'ora di internet che ho pagato) é forse la piú significativa di queste.
Fin dal nostro arrivo a Barcellona, precisamente da quando abbiamo incontrato quelle ragazze italiane sul bus, abbiamo rivelato a moltissime persone che io e Nico siamo fratelli: su un centinaio circa di persone che abbiamo conosciuto, ne ricordo sí e no una che non si é meravigliata (una tizia che secondo me, tra le altre cose, é fortemente malata di testa).
Tutti non riescono a credere che siamo fratelli, ma la cosa interessante non é questa: quando chiediamo di stimare la nostra etá, tutti sostengono con determinazione che Nico é il piú grande dei due e ci attribuiscono mediamente 25 anni (Nico) e 22 anni (io, Re di Spagna). Questa cosa diciamo che accade mediamente 2/3 volte al giorno e non potete immaginare come si incazza ogni volta Nico.
In mezzo alle mie risate e alle mie battute sul fatto che é vecchio, Nico comincia allora a dire che in effetti lui sembra il piú vecchio a causa del fatto che io sono irresponsabile e collone (spagnolizziamolo) all'ennesima potenza: chi mi vede non puó pensare che una persona matura dica e faccia quello che faccio.
Ultimamente, per concludere il discorso, Nico adotta la frase "Che ci vuoi fare, é dura portarsi dietro un -figlio maggiore-".
La veritá é che, dietro lo scherzo, devo molto a Nico: é stato lui a portarmi qua, credendolo opportuno per me... e ha proseguito per tutto il nostro viaggio sempre aiutandomi in ogni minima cosa; ad esempio, sarebbe stato 100 volte piú facile andare in 2 appartamenti divisi, per lui... perché qua se ne trovano solo con 1 posto letto... eppure, ha tirato un po' la cinghia, abbiamo cercato un po' di piú e non mi ha lasciato da solo nella cacca. Quando mi sono finito i soldi (troppo presto!!!), abbiamo iniziato a compartire i suoi come se fosse la cosa piú naturale del mondo (chiaramente i suoi sono calati con la stessa velocitá con cui sono finiti i miei, peró lui ne aveva di piú). Come esempi spero che rendano abbastanza, almeno per chi conosce Nico. Non so quante cose troveró in questo viaggio, ma sono sicuro che probabilmente la piú importante è proprio questa: la possibilitá di vivere un esperienza di vita con mio fratello, con cui condivido la stessa visione "buona-ingenua" del mondo e di poter, un giorno, trovare il nostro legame rafforzato come da sempre necessitava di essere.
Compartire in Spagna é il termine che si usa per "dividere".
Scherzando in molti, specialmente i nostri compagni di piso, ci dicono, los hermanos "compartidores" blancos, perché dividiamo praticamente tutto, perfino il letto su cui portare le ragazze (in realtá il letto sarebbe il mio, visto che Nico dorme tutto il tempo sull'altro e poi quando arriva la sua chica vanno su quello dove dormo io...)...
In una cittá piena di particolaritá come Barcellona la gente si meraviglia di incontrare due fratelli che vivono anche come due amici: non mi sono ancora abituato a questa reazione.

mercoledì 8 agosto 2007

Capitolo III, Buscando piso e trabajo

Se non ricordo male avevo interrotto la storia a tre settimane fa, cioé la sera in cui siamo arrivati ed abbiamo ricevuto fin da subito un accoglienza decisamente umana.
Beh, da allora Barcellona per noi ha sempre significato qualcosa di simile: conoscere ragazzi e ragazze, uscire con loro, conoscere altri ragazzi e altre ragazze, uscire... uscire e conoscere, conoscere e uscire; tutto questo sempre supportati da un alimentazione composta per l'80% da cerveza (che a sua volta nel 90% dei casi é l'Estrella, la birra che gli spagnoli fanno a finta di saper fare... sulla birra e in genere sui costumi spagnoli ci sono cose interessantissime da dire, ma visto che ora ho poco tempo e sarete curiosi di sapere come se la passarono los hermanos blancos in questi primi giorni sono costretto a rimandare).
Il giorno successivo al nostro arrivo ci recammo en La Floresta, dove aveva vissuto Nico e dove teneva la famosa moto che doveva accompagnarci per il giro di tutta la Spagna. Come prevedibile, stando ferma per due anni, la moto aveva tutte le guarnizioni di gomma secche, perdeva olio e da quanto ho capito da discorsi tra Nico e Gunther, non partiva per un problema di elettrico.
Ho anche inteso la parola "multa"... ma poi per fortuna abbiamo scoperto tutti insieme aprendo la busta che la multa non era tanto alta e si riferiva alla macchina, tuttora parcheggiata a Siviglia (forse) e che si tratta di qualcosa come il rinnovo del bollo... o altro... boh...
Bisognava prendere una scelta, poiché il nostro viaggio per la Spagna, in cerca di particolaritá e differenze nella nostra vita, aveva giá incontrato un cambiamento. Ragionando un po', abbiamo deciso di darci i seguenti obiettivi a breve termine:
1) Conoscere delle ragazze
2)Approfondire la conoscenza delle suddette ragazze
3)Riparare la moto di Nico, per evitare di buttarla o venderla a costo 0.
4)L'obiettivo 3, implicava la permanenza a Barcellona e la ricerca pertanto di un appartamento.
5)L'obiettivo 4 implicava la ricerca di un lavoro che potesse garantirci la giusta fonte di approvvigionamento fintanto che stavamo a Barcellona.
6) Nel mio caso il lavoro doveva possedere 2 requisiti: uno stipendio minimo di 800 euro e la possibilitá di apprendere il castillano (meglio se anche il Catalano).
7)Ultimo e piú importante obiettivo: realizzare i punti 3,4,5,6 senza che questo compromettesse in alcun modo ed in alcuna misura gli obiettivi FONDAMENTALI 1 e 2.

A distanza di tempo, posso dire che tutti gli obiettivi (salvo il 3) sono stati pienamente realizzati da me e da Nicola. Ma questa é un'altra storia che vi racconteró con molto piacere tra qualche giorno... e credetemi, vi piacerá...

Purtroppo la sessione di internet sta per finire e devo ancora spedire un paio di mail... un saluto dal centro di un mondo parallelo, con Affetto,
Andre.

mercoledì 25 luglio 2007

Allegato I, foto-testimonianze

Da sinistra: Pedro, Edu, Laura, Mireya, Nico e Vincent (parte del gruppo "amici del Cazzo" a Barcellona)






Nicola (Piergi) alla fontana del Montjuic








Felicità ed allegria prima del viaggio! (Forse anche l'ultimo momento di sobrietà che abbiamo passato)






Capitolo II, Partenza-Arrivo

Ed il treno l'abbiamo preso, ed abbiamo fatto bene: spago sulle nostre valigie non ce n'era... solo un po' d'amore le teneva insieme... solo un po' di rancore le teneva insieme...
(altra citazione)

Arrivati a Bergamo, abbiamo fatto il check in e ci siamo fiondati nella sala d'attesa: lungo la strada per la sala, abbiamo trovato un shop, ed abbiamo pensato di prendere un whisky... giusto un gocceto per recuperare qualche zucchero, dato che non avevamo neanche pranzato ed erano le 19.
Il fatto e' che, nella nostra ingenuita', non sapevamo che dentro lo shop della sala di attesa si possono comperare bevande che pero' non devono essere aperte fino a che non si e' arrivati a destinazione. Se aprivamo la bottiglia di whisky dovevamo bercela tutta prima del volo o rischiavamo qualche sanzione... la prima scelta difficile si parava davanti agli indomiti fratelli Bianchi, ma con un forte atto di risoluzione Nicola, il fratello piu' anziano dei due, ha deciso di aprire subito la bottiglia (tra le altre cose, come cazzo si fa a mettere il whisky in una bottiglia di plastica? Ma stiamo scherzando? Va be' il terrorismo, va bene tutto... ma se viviamo in un mondo che ha bisogno di contenere alcool bevibile in una bottiglia di plastica... dovremocominciareapensareseriamentechequalcosanonva...)
Fatto sta, che alle 19 e 30 io e Nico ci eravamo fatti fuori, a digiuno, piu' di mezzo litro di whisky ed eravamo totalmente ubriachi... abbiamo anche conosciuto un tizio, a cui nella nostra infinita bonta', abbiamo offerto da bere: appena scesi a Barcellona lo stesso tizio ci ha chiesto se avevamo la coca... certa gente non impara mai... c'e' un limite preciso tra il divertirsi e stare bene insieme, e passare da coglione clamorosamente con due estranei - uno dei tanti motivi, al di la' del fatto che ha frainteso le persone che siamo, per cui e' un coglione: MAI, MAI e poi MAI, chiedere la coca a Barcellona... te la offrono, ma mai cercarla; significa che hai i soldi dietro e che ti vuoi far rapinare. In ogni caso, mi auguro che la selezione naturale abbia fatto il suo corso.
Saliti sull'areo, con qualche curva nel percorso che non era prevista:
A) Nico si e' addormentato con tanta rapidita', che quando l'areo e' decollato, ho dovuto controllare che si fosse allacciato le cinture di sicurezza.
B) Avevo un sonno terribile, ma per colpa dell'alcool, ogni volta che chiudevo gli occhi, mi sembrava di stare su una delle frecce tricolore che mi hanno affumicato qualche settimana fa mentre stavo al mare.
C) Le hostess di volo facevano cagare. Ricordo ancora il nome della piu' carina: si chiamava Giorgio.

Scesi a Girona ci siamo diretti, sempre camminando non tanto diretti ne diritti..., a prendere il bus. Abbiamo perso il primo, perche' non riuscivamo ad alzarci dalla panchina.
Dentro l'autobus abbiamo conosciuto tre ragazze carine italiane, che nonostante l'alcool sembravano abbastanza interessate ai nostri discorsi: scesi dal bus le abbiamo perse di vista. probabilmente hanno interpretato il mio cenno di aspettarci come un saluto alla romana... (Nico direbbe che ci hanno tirato il pacco, ma secondo me e' diverso, visto che ci hanno assalito verbalmente tutto il tempo e continuavano a parlarci, costringendoci tra l'altro ad uno sforzo mentale non indifferente.

Barcellona, non me ne vogliate, non e' un altro pianeta... non e' una miniera di zolfo dove io e mio fratello, dato il nostro carattere, abbiamo portato un fiammifero acceso... e' una citta', grande, turistica, con molta gente, molte particolarita' e posti da vedere... (in particolar modo... grazie Gaudi'...) insomma riassumendo, Barcellona, tolta qualche differenza di mentalita', e' soltanto un'altro posto nel mondo, ne' piu' ne' meno di migliaia di altre citta' porta lo stesso sapore di vitalita' metropolitana. Perche' scegliere Barcellona, rispetto a Mosca? Boh, per me non fa nessuna differenza, ogni posto ha il suo valore, ogni posto forse ha la stessa funzionalita' dati i fini del mio viaggio, come dicevo nel post precedente.

A casa di Antonio il clime pero' e davvero buono, arriviamo che c'e' un compleanno: Laura (o Laurita, qua in Spagna tutto e "ito") compie gli anni e tutti gli invitati ci trattano subito come se fossimo di casa.
Un clima umano che conosce molte meno complicazioni di quante ne conoscono i normali rapporti interpersonali in Italia.

Buono, come arrivo, davvero buono.

Come accadde che divenni Re di Spagna..., Capitolo I, partire e' un po' morire, ma e' anche un po' vivere...

Salve a tutti, due precisazioni:
1) Sono stato via per piu' di due mesi dal blog, questo implica che pochissimi avranno ancora la buona volonta' di controllare queste pagine... mi sono giocato la clientela, quindi scrivo soprattutto per me e per tenere un contatto con chi vuole sapere cosa stanno combinando Los Hermanos Blancos in Barcellona
2)Per il momento ho un fugace accesso ad internet a casa di un amico (il grande Antonio): di conseguenza, non so quanto potro' scrivere, non so quando potro' scrivere, non so come potro' scrivere e non so nemmeno come si fanno gli accenti su questa cazzo di tastiera, che, nota bene, non e' un tastiera del Cazzo. Accontentatevi degli apostrofi, non sempre si puo' avere tutto dalla vita e gia' avete avuto l'immensa fortuna di conoscere come accadde che divenni Re di Spagna...

Il viaggio di per se', non e' nulla, e' il viaggiatore che conta... la meta poi significa veramente poco, e' il processo che ci porta al risultato finale quello che ci caratterizza pienamente: pensate ad esempio alla vita, tutta quanta, nel suo complesso: tutti moriremo (o forse sarebbe meglio dire "tutti morirete", io non so se ne ho voglia), la meta finale e' la stessa identica, ma il processo ci caratterizza per cio' che siamo e che siamo stati. Questo in ogni cosa, se non ci credete pensateci... se vi pareche la discussione stia gia' diventando troppo noiosa, non pensate, fate quello che vi pare... io, Andrea Cazzo, ho scelto di proseguire cosi', da sempre: noioso, simpatico, testardo, coglione, sfigato o intuitivo... ma sempre nel tentativo di dare i giusti nomi alle cose e comunicarle; trasmettere agli altri piccole approssimazioni a quelle che reputo verita' importanti, mi fa sentire che non spreco la vita.

Questa digressione non era necessaria: verita' piccola che vi trasmetto con piacere.

Come accadde che io e mio fratello ci dirigemmo per la Spagna? Non lo so.
Appena saliti sul treno, io e Nico ci siamo guardati, e ci siamo chiesti l'un l'altro, in sincronia: ma perche' siamo partiti?
La verita'? Non siamo riusciti a capire perche' siamo partiti, perche' sentivamo che dovevamo andare via. Ancora non lo so, perche' sono partito, e ogni volta che devo spiegarlo adduco alcuni motivi, come fa anche Nico, ma entrambi sappiamo benissimo che non e' cosi'... il motivo vero sta piu' in profondita'... e ancora non siamo riusciti a dargli un nome. Vedi cara, e' difficile spiegare, e difficile capire, se non hai... capito gia'. Direbbe Guccini.
Credo, nella mia confusione, che non si puo' dire che siamo partiti perche' l'Italia ci ha spinto via... molte cose non andavano, non ci piacevano, e' vero... ma non era sufficiente per andare via.
Non si puo' nemmeno dire che siamo partiti perche' volevamo trovare qualcosa di preciso qua: Barcellona, lo spagnolo, le mujeres, il lavoro... sono tutte cose che si possono trovare qua come altrove... ad esempio Roma, il russo, il divertimento sano, il volontariato in una ONG, potrebbero essere piani altrettanto validi.
Siamo partiti non per i contenuti che ci hanno spinto o attratto, ma per cambiare il nostro modo di guardare la vita... (sembra una frase troppo retorica e romanzata... e sostanzialmente non dice neanche un cazzo... scusate... spero che almeno un po' di verita' sia trapelata).