lunedì 31 marzo 2008
Capitolo XIII, Aprile: dolce farsi del male (ontogenesi di una catastrofe).
Mentre scrivevo quelle pagine, da un'altra parte, in un altra discoteca da quella dove sarei andato io, si consumava la fine della "storia affettiva" più lunga che avevo avuto a Barcellona. Niente di chè per carità: una ragazza molto carina per me e abbastanza in gamba, che avevo, ripetutamente e contro ogni mio principio, cornificato. Lei si era molto attaccata a me e io le avevo detto di non farlo, questo non bastava a condurmi forti sensi di colpa dopo ogni volta che le cedevo e ci rivedevamo. Quella sera avevo scritto che non sappiamo mai da dove arriva il cambiamento e molto spesso è dove non vorremmo cambiare. Dopo un paio di mesi in cui ci eravamo visti poco più di una decina di volte (e fatto dello stupendo sesso, anche se non il migliore in vita mia) finalmente lei in discoteca baciava un altro ragazzo. La cosa mi ha ferito nell'orgoglio, come potrebbe fare ad ogni essere umano che abbia il coraggio di ammetterlo; ma al di là di questo, di primo acchitto, sentivo di aver risolto un problema. Ora, se mai fosse continuata la nostra relazione, lei ne aveva inteso il carettere che gli volevo dare (ossia saltuari incontri dove si passa del bel tempo insieme facendo ogni sorta di attività benefiche).
Peccato che poco dopo questa sensazione finì; mi resi conto che ero stato ancora uno stupido, che probabilmente il fatto di apiccicarsi era un gioco che usava questa ragazza per vedere fino a che punto riusciva a trascinare dietro la sua idea di relazione un uomo forte e libero come le ero apparso io (anche se non lo sono). La ferita nell'orgoglio si stava lacerando.
Mi resi anche conto che sono uno psicologo e non avevo inteso niente ancora una volta di una persona. Che avevo fatto 7 mesi di storielle varie per finire sempre come il solito coglione sotto i soliti meccanismi. Che avevo fatto una storia di 7 anni e di dinamiche basiche di coppia miero scordato tutto. La ferita nell'orgoglio era una voraggine.
Per ultimo la devastante consapevolezza che la situazione si era generata per una mancanza di forza nelle mie posizioni e in quelle che mi consigliavano i miei carissimi amici che mi stavano vicino, non solo avevo mancato di forza, ma col tempo mi ero anche fatto aggiogare al punto da provare sensi di colpa quando mi prendevo i miei spazi.
La ferita nell'oroglio era letale. Mi ero comportato da innamorato senza esserlo e dicendo tutto il tempo di non esserlo, stavo soffrendo come un innamorato, ma la ragazza non mi aveva mai fatto innamorare (salvo in alcuni momenti durati 10-15 secondi).
L'orgoglio non esisteva più.
E così mi trovavo senza un lavoro e senza nessuna relazione ingarbugliata. Senza soldi. Senza Nico che mi dava un forte senso di famiglia e che non riuscivo a sentire da 2 settimane (CAZZO DI UN FRATELLO, non dico chiamare, almeno essere reperibile. Ma ormai tutti quelli che lo conoscono dicono la stessa frase: "Lo sai, Nico è così!". E ci capiamo tutti al volo).
Come sempre avevo delle risorse; per questo decisi di tagliarle: tagliai con tutte le ragazze che stavo sentendo. Tagliai con tutte le offerte di lavoro che avevo in sospevo.
Niente mi stava piacendo. Erano mesi che volevo tagliare col lavoro, con le ragazze, forse anche con Barcellona.
Ma per capirlo dovevo taliare col lavoro e con le ragazze prima. Grazie a un paio di cambiamenti repentini, e consguenti traumi per la mia struttura della personalità, finalmente ce l'avevo fatta.
Non ero stanco di Barcellona, ma non ero neanche più felice. Il giorno che se ne andò Karen, la nostra compañera Olandese, piangemmo e io sentii che questa città per la prima volta era mia; ci avevo pianto dentro, qualcosa ci era morto dentro (già era accaduto pochi giorni prima, con Joana e Lars, ma ora me ne davo conto pienamente). Ora sentivo di più: sentivo che questa città non mi stava offrendo niente per la prima volta.
Sì, avevo I MIEI MITICI COMPAGNI DI PISO, ANTO, amici, colleghi, robe varie... posti, cose... ma questo era "dato", di potenziale invece non ce ne vedevo più.
Non volevo lasciare la mia musa Barcellona, e le stavo lasciando ancora un paio di mesi di opportunità (come un amante che sa perdonare); nel mentre aspettavo il sole, la resurrezione del mio orgoglio tre giorni dopo, forte e ostinato come sempre, e cantavo, con il pensiero della mia cara Barcellona nella testa, una canzone che le dedicavo con tutto il mio animo ferito:
Quando ti ho vista arrivare
bella così come sei
non mi sembrava possibile che
tra tanta gente che tu ti accorgessi di me.
È stato come volare
qui dentro camera mia
come nel sonno più dentro di te
io ti conosco da sempre e ti amo da mai.
Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi
questa lunga storia d'amore
ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai.
Fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non passerà
questa lunga storia d'amore
...
Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai
È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.
venerdì 28 marzo 2008
Capitolo XII, L'eterno ritorno...
Questa premessa filosofica, molto intricata e che vi sembrerà frutto di un cattivo viaggio sotto effetto di droghe, in realtà nasce da una cattiva condizione di vita. Per vedere il perchè, rimpiccioliamoci come Alberto Angela ed entriamo nel corpo umano del primo capitato, dopo, senza aver ancora una minima idea di dove ci troviamo e che stiamo facendo, ringrandiamoci come Alberto Angela e distruggiamo il corpo ospite; in fine leggiamo alcuni passi della fantastica avventura di come accadde che divenni Re di Spagna:
A quei tempi avevo lasciato il lavoro di superer(r)o(r)e delle stampanti . Un bel giorno, tornato a casa dopo l'ennesima incazzatura sul lavoro, mi ero reso conto che questo non era quello che io stavo attualmente cercando dalla mia vita, e che non avevo nemmeno intenzione di aspettare ulteriormente per ottimizare il mio futuro: non desideravo una carriera in una compagnia di attenzione al cliente, il mio obiettivo attuale era quello di fare piccole eterogenee esperienze che mi avrebbero arricchito nel presente, in vista di fermarmi un giorno, volevo appagare quanto più potevo della sete che avevo del mondo.
Così iniziai a cercare un nuovo lavoro e a vivere di alcune storie affettive più o meno ingarbugliate: c'era di nuovo eterogeneità nella mia esperienza ma non era più interessante come prima. Forse il fatto che Nico se ne era andato, forse che il sole di Aprile non prometteva poi così bene come prometteva a Gennaio.
I nuovi compagni di casa erano gente davvero super interessante, ma mi stavo rendendo conto che un giorno avrei dovuto salutarli, come avevo fatto con Joana, Lars, Kareen... Nico, e questo iniziava a pesarmi; avevo scelto una vita di cambiamenti rapidi e ora ne vedevo anche gli aspetti negativi, benchè non avevo intenzione di tornare alla vita dei cambiamenti lenti, quella vita italiana dove le cose si muovevano in un palcoscenico che conoscevo a memoria.
Come sempre i dubbi facevano da padroni: che lavoro scegliere, quanto fermarsi ancora a Barcellona; il punto era piuttosto semplice: Vuoi fare carriera in psicologia? Cercati un dottorato. Torna in Italia, parli tre lingue fluidamente e sei un dotato naturale di statistica e computer, oltre che psicologo, vuoi che non trovi un Lavoro del Cazzo? Vuoi una fidanzata? niente di più semplice, hai anche diverse opzioni per la prima e, forse, unica volta in vita tua. Vuoi continuare a viaggiare? i soldi che hai ti bastano per ripartire e sistemarti un attimo ovunque; a maggior ragione puoi raggiungere Nico e scoprire il Portogallo, oltre a continuare quel viaggio incantato che avevate deciso di intraprendere insieme.
Ma non so perchè, niente di tutte queste opzioni rispecchiava quello che stavo facendo nella vita: vivere precariamente a Barcelona, con poco entusiasmo nelle storie e nel lavoro, aspettando ancora di essere Re di Spagna. Stavo seguendo su un binario che non era contemplato in nessuna delle mie rotte, e sentivo che la benzina stava finendo. Speravo che l'arrivo dell'estate risvegliasse il mio corpo. Ci speravo sul serio. Nel frattempo avevo ridotto l'uso di cannabis e aumentato le ore di sonno, per rimettermi totalmente in forma mi mancanva solo il kung fu... ma ce l'avevo in piano (quindi non l'avrei fatto, ma mi accontentavo per ora).
E nel frattempo i filosofi nelle orecchie mi parlavano dell'eterno ritorno, dell'impossibilità concreta e reale di un cambiamento; che idiozia, noi, come coscienze storiche, siamo segmenti di infinito, abbastanza limitati anche: perchè avrei dovuto pensare che alla fine di tanto girare ero sempre rimasto lo stesso? Perchè pensare che i problemi ciclicamente si ripresentano da soli? Il fatto è che non si tratta di un ciclo. Il fatto è che io, da 27 anni, non avevo la minima idea di cosa avrei fatto il giorno dopo. Come quando ero partito dall'Italia, ma con meno speranza e più malinconia. Questo ero arrivato a essere, da questo punto partivo in quel momento, senza sapere dove mi sarei mosso. Coerente, consapevole.
Non esiste la necessità di un eterno ritorno: ogni cosa è in perenne mutamento e allo stesso tempo immobile, ma sotto due ottiche diverse. Come direbbe Guccini: son sempre lo stesso, sempre diverso.
Per questo in quel periodo non volevo scrivere nel Blog, perchè ero colmo di contenuti, ma sentivo che le fessure che si aprivano nei miei pensieri, verso gli altri, erano detatte dall'esigenza e non dall'estetica: come una sfera troppo carica di acqua che apre delle crepe dove la sua maglia di rete ha delle debolezze e non dove vorrebbe per far prendere al flusso di acqua il giusto corso. Non potevo ancora parlare agli altri, da una condizione in cui tutto cambiava rapidamente di significato giorno dopo giorno, a volte assumendo significati differenti, a volte tornando sugli stessi, ma non necessariamente: fanculo l'eterno ritorno, il nostro cervello finito non può rappresentare l'infinito e il circolo è il concetto che gli riesce meglio per farsene un immagine, ma non confondiamo l'infinito con il circolo.
Sapevo che sarei cambiato, che continuavo a cambiare molto velocemente e che molto spesso cambiavo in cose in cui non volevo e non cambiavo in cose in cui volevo cambiare. Per questo non credevo all'eterno ritorno.
giovedì 17 gennaio 2008
Fernando Pessoa, quando non c`è bisogno di aggiungere niente...
Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo. Finestre della mia stanza,Della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è(E se sapessero chi è, cosa saprebbero?),Vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,Su di una via inaccessibile a tutti i pensieri,Reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,Con il mistero delle cose sotto alle pietre e agli esseri,Con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,Con il Destino che guida il carretto di tutto sulla strada di niente.Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.Oggi sono lucido, come se stessi per morire,E non avessi altra fratellanza con le coseChe un commiato, e questa casa e questo lato della via diventasseroLa fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiataDa dentro la mia testa,E una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'allontanamento.Oggi sono perplesso, come chi ha pensato e creduto e dimenticato.Oggi sono diviso tra la lealtà che devoAlla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,E alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.Sono fallito in tutto.Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.Dall'insegnamento che mi hanno impartito,Sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.Ma là ho incontrato solo erba e alberi,E quando c' era, la gente era uguale all'altra.Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!Genio? In questo momentoCentomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,E la storia non ne rivelerà, chissà? , nemmeno uno,Non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.No, non credo in me.In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?No, neppure in me...In quante mansarde e non-mansarde del mondoNon staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,S?, veramente alte, nobili e lucide -,E forse realizzabili,Non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?Il mondo è di chi nasce per conquistarloE non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,Anche se non ci abito;Sarò sempre quello che non è nato per questo;Sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;Sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,E ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,E sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.Credere in me? No, nè in niente.Che la Natura sparga sulla mia testa scottanteIl suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,E il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.Schiavi cardiaci delle stelle,Abbiamo conquistato tutto il mondo prima di levarci da letto;Ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,Ci siamo alzati ed esso è estraneo,Siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,Più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.(Mangia cioccolatini, piccina; Mangia cioccolatini !Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.Mangia, bambina sporca, mangia!Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,Butto tutto per terra, come ho buttato la vita.Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai saràLa calligrafia rapida di questi versi,Portico crollato sull'Impossibile.Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,Nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaraventoI panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,E resto in casa senza camicia.(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,Dea greca, concepita come una statua viva,O patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,O principessa di trovatori, gentilissima e colorita,O marchesa del Settecento, scollata e distante,O celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,O non so che di moderno - non capisco bene cosa -,Tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!Il mio cuore è un secchio svuotato.Come quelli che invocano spiriti invocano spiriti invocoMe stesso ma non trovo niente.Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,Vedo gli enti vivi vestiti che s'incrociano,Vedo i cani che anche loro esistono,E tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,E tutto questo è straniero, come ogni cosa.Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,E oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,E penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto(Perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);Magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la codaE che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.Ho fatto di me ciò che non ho saputo,E ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.Il domino che ho indossato era sbagliato.Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.Quando ho voluto togliermi la maschera,Era incollata alla faccia.Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,Ero già invecchiato.Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.Ho gettato la maschera e dormito nel guardarobaCome un cane tollerato dai gestoriPerchè inoffensivoE scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.Essenza musicale dei miei versi inutili,Magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,E non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,Calpestando la coscienza di stare esistendo,Come un tappeto in cui un ubriaco inciampaO uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.Ma il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata ed è rimasto sulla porta.Lo guardo con il fastidio della testa piegata in malo modoE con il fastidio dell' anima che distingue male.Lui morirà ed io morirò.Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.Dopo un po' morirà la strada dov'era stata l'insegna,E la lingua in cui erano stati scritti i versi.Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo.In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla genteContinuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,Sempre una cosa di fronte all'altra,Sempre una cosa inutile quanto l'altra,Sempre l'impossibile, stupido come il reale,Sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,Sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè l'uno nè l'altra.Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),E la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.Mi rialzo energico, convinto, umano,Con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.Accendo una sigaretta mentre penso di scriverliE assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,E mi godo, in un momento sensitivo e competenteLa liberazione da tutte le speculazioniE la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.Poi mi allungo sulla sediaE continuo a fumare.Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.(Se sposassi la figlia della mia lavandaiaMagari sarei felice.)Considerato questo, mi alzo dalla sedia.Vado alla finestra.L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.(Il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves! , e l'universoMi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il Padrone della Tabaccheria ha sorriso.
sabato 12 gennaio 2008
Capitolo XI, Oh partigiano, portami via...
Avrei voluto trovare L'Invasor questa mattina, al mio risveglio, ma trovo sempre e solo i miei pensieri puntuali... e io per ripicca, como que sono un anarchico e un palloso, li incollo qua, li esorcizzo in questo blog che, ora come ora, diventa un mettere le mani avanti.
Penso a Febbraio, il mese in cui non avremo più in casa Joana, Lars e Karen, tre persone con cui ho diviso tantissimo in questi mesi; penso al dottorato di psicologia che si riproporrà a breve qua in Spagna e poi in Italia; penso ai mille dottorati di Psicologia in giro per il mondo; penso al lavoro come psicologo che dovrei iniziare a cercarmi , ma non so se qua, in Italia o dove sia; penso al lavoro che ho ora, ai problemi e ai pregi, ben distribuiti.
Penso a Marzo al mese che in cui Nico forse se ne andà in Portogallo da Joana, alla voglia di continuare a visitare tutta la Spagna, alla voglia uguale di fermarmi qua in Barcellona e a quella di tornare a casa e stare vicino ai miei cari; penso che non so mai decidermi tra tre opportunità altrettanto importanti: tornare, restare, partire ancora -- nel luogo dove vivere come nel mio atteggiamento verso il lavoro, l'amore, la mia personalità, i miei ideali e abitudini (fermarsi così, cambiare, tornare ad essere quello di una volta).
Penso che voglio visitare tutta la Spagna, sì, ma anche il Portogallo, la Francia, l'Irlanda, l'Olanda, la Germania, la Norvegia, l'Europa dell'Est, la Russia... e poi la Cina, il Giappone, il Canada, il Messico... e questo solo perchè ho incontrato gente meravigliosa di questi posti (in genere) e che mi ha incuriosito sul luogo dove vivono, o perchè sarebbe interessante vivere là.
E nessuno di questi pensieri si riesce ad incastrare con gli altri; nessuna di queste vite, alle estreme conseguenze riesce a realizzare le altre, almeno in teoria.
Penso alla prossima estate in Italia, dove dovremmo incontrarci, a casa mia, da tutte le parti del mondo. Penso che l'estate è anche il momento migliore per viaggiare e chei soldi non sono moltissimi. Penso all'estate qua a Barcellona, che si annuncia stupenda come quella appena passata; alle feste nei terrazzi, ai barbecue, ai picnic nei parchi e alle discoteche. Penso alla faccia di Nico quando in metropolitana, tra le variopinte turiste mezze nude di Barcellona, abbiamo deciso di fermarci qua: avevo in testa un idea chiara, non sarei diventato psicologo se a questo non mi avrebbe portato la mia vita. Basta voler diventare qualcosa, mi stavo facendo imprigionare dal mio passato e avevo davanti un futuro fatto di sfaccettate possibilità, di incontri, di crescita, se avessi solo pensato al diventare psicologo la scelta era ovvia: tonrare a casa e non perdere tempo, perchè in questo caso, se la strada l'abbiamo già scelta, ogni deviazione è una perdita di tempo. E capii che io la strada non l'avevo già scelta, e stavo camminando per conoscere le strade.
Poi mi alzo, verso un po' di latte nei cereali e mangio, così riprende una giornata tanto stereotipata quanto tristemente precaria (una quotidianità illusoria e che durerà poco); ma ogni tanto mi fermo a pensare: e penso ad Aprile... allo stupendo sole di Aprile che stamattina è venuto a salutarmi e a benedire queste giornate in Barcelona.
mercoledì 9 gennaio 2008
Cabron Espiatorio, un post che non merita di essere scritto...
Fatto sta che il capitolo XI dovrà attendere un po' perchè, mentre me ne andavo a fare la scheda medica (STO MALE, SOFFRO, NESSUNO MI AIUTA; POTREI ANCHE MORIRE --- SENTITEVI IN COLPA PIÙ DI QUANTO IO MI DEBBA SENTIRE IPOCONDRIACO) e ripensavo alle parti da inserire, mi sono ricordato un episodio che mi ha fortemente idignato quando stavo in Italia di cui voglio parlare.
L'ultima sera che stavo in Italia, credo, circa 5 ore prima della mia partenza, ho scoperto per puro caso che un mio amico, i cui interventi su questo blog mi fanno sempre un piacere ENORME, è stato criticato proprio per uno di questi commenti: più precisamente riguardo al fatto che si menzionavano le abitudini sbagliate, in quanto a droghe, di un altro nostro amico.
Vorrei dire due parole a proposito (e sappiate che quando inizio con "Vorrei dire due parole a proposito..." vuol dire che sono pronto a sfasciarvi le gambe...):
Il fatto che il ragazzo in questione abbia avuto una crisi cardiaca o respiratoria, indotta da una dose sbagliata o tagliata male pochi giorni dopo il post, ha dato adito ad un comportamento collettivo tipico di un paese di ignoranti quale quello in cui (in queste occasioni) mi vergogno di dire che sono cresciuto. Subito si sono cercati capri espiatori: Mosto (usiamo questo soprannome per il rispetto sulla privacy) sarebbe colpevole di aver scritto sul blog che questo ragazzo era passato ad altri giri e ad altre sostanze (scritta, per altro accompagnata da un amaro "no comment" che rivela l'intelligenza di Mosto, che si astiene da commenti banali o semplicemente di sorta, per dimostrare soltanto la sua delusione per la cosa); un altro amico (qui la privacy ci vuole) che non usa minimamente questa droga (che si chiama EROINA, non confondiamola con COCAINA, ECSTASY, ACIDI, CANNABIS o anche solo FARINA per assonanza) secondo autorevoli ed illuminate menti Montoresi gli avrebbe procurato la dose --- quando si sa benissimo che probabilmente se la procurava a Filottrano e con poca immaginazione si arriva a capire anche da chi...
Io penso che a M. non sia capitato niente irrimediabile, cinicamente parlando potrebbe anche essere una fortuna: aveva preso delle abitudini sbagliate, fin troppo facili da prendere quando la realtà di tutti i giorni è quella del lavoro, e di un paese ignorante, ingrato e con ragazze fredde come l'Italia e Montoro in particolare. Non esistono alternative sociali, non esistono esperienze forti, quali esperienze ti si aprono quando hai adottato un certo stile di vita? L'imprenditoria? Giusto quella. Allora mi drogherei anche io. La verità, cari montoresi seduti al bar a giocare a trucco, è che è fin troppo facile criticare la vostra gioventù che si droga; isolare dei capri espiatori per fatti come questo poi, individuando i montoresi "a rischio" (capirai, Mosto non fuma nemmeno le sigarette) serve soltanto a dire "noi siamo diversi", "le cause sono queste...", "la dinamica è questa..", "gli amici questi...": quando capita qualcosa del genere, tutta questa foga a colpevolizzare serve solo per prendere le distanze, per pensare che a voi o ai vostri cari non possa capitare... senza dubitare neanche un momento che paesi come Montoro, Filottrano, Osimo, Jesi (addirittura conosciuto in Italia e nel mondo per la droga) siano così a rischio droga proprio per questa mentalità CONTADINA che ci portiamo dietro, che isola le persone, non sa portare tanti altri divertimenti e stili di vita migliori della droga (certo, a qualcuno già morto da un pezzo, dentro questa mentalità, può anche non interessare la qualità della vità).
M. ha avuto la possibilità, senza subire danni fisici, di imparare una lezione importante; e io gli aguro di tutto cuore di impararla, non sarà in discesa per lui, ma da ciclista quale è, giovane e pieno di energia, credo che qualche salita potrà permettersi di affrontarla.
Al contrario di come si fa in paese, dove si sta tutti zitti e poi quando succedono casini si inizia ad alzare la voce e a puntare il dito, io credo che le cose bisogna dirle; anche solo per formare la base di un esperienza autentica che come ancora di salvezza mi sembra più palusibile del fanatismo e dell'ignoranza (la caccia alle streghe l'abbiamo abbandonata nel '600, l'olocausto da 60 anni, ma la zocca dell'ignorante rimane sempre un po' duretta eh?).
Credo inoltre che invece di cercare colpevoli e creare barriere psicologiche tra noi e questi fatti a volte farebbe bene chiedersi quali, tra i sentimenti che la vita di tutti i giorni ci riserba, se portati all'esasperazione o in certe circostanze specifiche, potrebbero avere conseguenze simili: avremmo tutti delle morali meno arroganti, assolute e più umane - e visto che già le morali umane sono difficili da seguire, quelle dicotomiche del bianco e nero mi sembrano solo per i cori da stadio.
Ho cercato di essere discreto; a M. e alla famiglia va il mio affetto e comprensione.
Altrettanto ai miei amici criticati per motivi idioti e illogici (grazie a Dio, essendo gente intelligente non se la sono presa).
A chi volesse ancora cercare un capro espiatorio specifico, chiedo solo di prendere il biglietto e mettersi in coda, il mondo è pieno di imbecilli.
Un ultima cosa: critiche ai post del blog o ai commenti, andrebbero fatte, se non in primis, almeno di pari passo anche su questo blog; non tollero che uno spazio MIO venga utilizzato per attaccare, esclusivamente dal di fuori, chi ci scrive. Grazie.
martedì 18 dicembre 2007
Capitolo X : X come incognita sta a incognita. Cose che capitano!
Questo post inizia con una premessa inutile e una storia autocelebrativa.
Premessa inutile: non ho mai capito perchè le tastiere dei portatili sono così delicate da rompersi subito, la mia tastiera scricchiola, perde caratteri e come se non bastasse la barra della lingua continua ad autoimpostarsi su un idioma che non centra niente con quello della tastiera: ditelo pure "È una tastiera del Cazzo"... no, troppo facile, la colpa non è della povera tastiera; nella mente ipercomplessa e idealista di bassa lega che mi ritrovo la colpa è dele multinazionali che fanno oggetti pessimi per costringerti a cambiarli dopo poco tempo o pagargli un pizzo simbolico che si chama "garanzia".
Storia Autocelebrativa:
A quei tempi non ero ancora re di Spagna, ma amici miei qualcosa stava cambiando nell'aria; dopo un triste Autunno di depressione finalmente stavo iniziando a risalire la china dell'equilibrio.
Il malessere era partito dal sentimento di non riconoscermi nella mia vita (nonchè da un uso smodato di cannabis che si accompagnava bene, ma anche male, a certi stati d'animo che conosciamo un po' tutti: prima di partire da casa, conoscendo me e Nico, sapevamo che il rischio era quello dello Scazzo (cioè Spersonificazzazione di Andrea Cazzo, ma anche di suo fratello), del lavoro, del rientro a casa stanco, della voglia di riposarsi fumando un po', fino a dormire e così all'infinito... mi sentivo inadeguato, pigro, frustrato forse.
Il benessere era ritornato decidendo di smettere di fumare (almeno a quei ritmi); decisione accompagnata da Nico; era ritornato dalla decisione di smettere di cercare ragazze per rifarmi del tempo perduto, dalla decisione di cercare cose in lavoro che me ne offriva altre (ma non quelle). Il benessere, come spesso accade, e anche in questo caso, era quindi legato ad un aumento di consapevolezza e lucidità: alla benemerita faccia di quelli che sostengono che più sappiamo e più siamo infelici (l'intelligenza non si usa semplicemente, il modo in cui la si applica fa una differenza enorme). Finalmente riprendevo in mano alcuni capi del gomitolo della mia vita e riuscivo a strecciare alcune cose, alcuni fili mi apparivano più netti.
Fu così che una sera uscii di casa con mio cugino (in visita/lavoro per un mese) e Joana (credo che abbiamo già parlato della ragazza di mio fratello, al massimo ci ritornerò in futuro).
Mio cugino si chiama Giacomo, ma tutti in Italia lo chiamano Cabeza, un nome che si presta tanto alla persona quanto alla Spagna. Dall'alto della mia estrema incompetenza e coglioneria stavo insegnando a Cabeza come provarci con le ragazze senza sembrare italiano (ho imparato poche cose sulla seduzione, ma credo che almeno questo mi riesce, anche perchè non sono mai stato capace di apprendere da Italiano come provarci con le ragazze). Basta questo mettersi a ballare dietro le ragazze, mezzi incurvati col petto proteso su di loro, sfiorandole con la mano sul braccio o sulla schiena: non richiama l'attenzione, non è sexi - se le donne non fossero cretine (intendo QUELLE donne, non tutte) non ci starebbero mai. Basta con queste facce struggenti, 'sti ormoni esuberanti decisamente mal riposti in scarse oscillazioni fisiche. Piuttosto concepire l'intera discoteca come un parco giochi pieno di amici dove si sperimentano cavolate varie, si abbraccia uno, si fa ballare un'altra, si gioca col cappello di un terzo... si ride e ci si diverte in sostanza; questo è un modo di mettersi in mostra vincente, leggero e che alla fine anche quando si va a casa solo ha portato ad una serata che meritava di essere passata. Cabeza come me vuole divertirsi e non si droga per andare a ballare; quindi impara veloce questa mia concezione e la interpreta bene. Ci divertiamo come matti.
Alla fine Già va a parlare con tre ragazze, mentre si svolge questo colloquio due ragazzi e due ragazze mi chiamano per fargli una foto.
Scattando le foto chiedo dei loro paesi di origine (si capisce che il loro spagnolo non è autoctono).
Quando mi rivelo, come fanno tre su quattro di loro, anche io italiano, una ragazza dice di conoscermi e in poco tempo, mentre io ancora spaziavo per le aride, immense e soprattutto desertiche praterie della mia memoria, mi dice che ha letto il mio blog. Questo BLOG!
Ma vi rendete conto ragazzi: incontrare a Barcellona, fuori da una disco nemmeno molto conosciuta, una persona che ha letto il tuo blog e si ricorda anche del fatto (il che indica che o alcune cose di queste pagine possono essere salvate o che non funziona bene il meccanismo di rimozione della mia collega psicologa, tale era o sarà presto, comunque) - e si ricorda anche della mia faccia da sbruffone con quel bel cappello alla cowboy che tengo qua, sopra questa specie di armadio orribile che avrei dovuto cambiare 5 mesi fa appena arrivato in questo appartamento (a proposto, a quanto pare presto avrò un letto leggermente più fico, WOW, le pulci saranno entusiaste). Voglio ringraziare questa nuova amica: per un attimo mi sono sentito famoso e ho capito che forse questo piccolo blog del cazzo può raggiungere più persone oltre a quelle splendide che già lo frequentano (dopo questa ruffianata guai a chi si lamenta sui tempi di aggiornamento -- e poi non vi montate la testa, stavo parlando principalmente di me stesso, eheheh). Onestamente, se non nei miei vani sogni di vana gloria, non ci avevo mai pensato.
Questo post finisce dopo una premessa inutile e una storia autocelebrativa; non abbiamo detto molto, ancora, amici miei: ma più che dirle, le cose, bisogna trovare il modo ed il tempo di farlo. Il modo di raccontarvi questi straordinari e colossali eventi che mi portarono sempre più vicino al trono di Spagna sarà soggetto al puro criterio della ricchezza e bellezza narrativa (nonchè ai limiti della mia mente pigra e malata) - il modo invece in cui riuscirò a cenare questa sera avendo trascorso molto tempo davanti a questo blog senza fare la spesa, per il momento mi resta del tutto oscuro.
giovedì 22 novembre 2007
Capitolando verso il -1: Ioni Riflessi Sul Passaggio di San Giovanni
Da più di un mese la mia presenza latita. Come avrete capito questo blog è una finestra, verso i miei amici, verso chi vuole sapere di me, ma soprattutto dentro di me; e come sempre ci sono periodi in cui uno non ha voglia di guardare alla finestra: periodi non particolarmente brutti, magari, ma particolarmente duri.
Mi amo, davero: sono una bella persona, fuori e dentro. Come tutti i rapporti d'amore, quello con me stesso è fatto di alti e bassi, ci sono periodi in cui vorrei starmi più vicino, conoscermi di più, vedermi nelle situazioni e ascoltarmi parlare per ore e ore; ci sono altri momenti che vorrei essere più indipendente da me stesso, sentirmi libero dalle obbligazioni che questa relazione d'affetto mi porta, emanciparmi dal "dover essere" per piacermi, e forse, ancora meglio, dal "dover piacermi a tutti i costi"; sono una bella persona, ma non faccio niente per piacermi, e per questo forse la mia relazione è un po' in crisi; come sempre faremo pace, ma ci vorrà del tempo, buona volontà e belle giornate da passare insieme: io e me.
Non ho mai dimenticato, un giorno, che vidi in tv un tizio che si comportava da scemo (si comportava, non so se lo fosse o se era pagato per esserlo). Era ospite ad uno di quei programmi di Magalli su raidue; sosteneva che correndo in un certo modo, ad una certa velocità potesse passare attraverso la gente... e si mise a dare una dimostrazione correndo attraverso il presentatore: lo mise in piedi davanti a lui e si preparò a fare qualcosa di colossale e mistico.
Mi ricordo che io, per un attimo e con una parte di me, speravo di vedere qualcosa di unico, speravo di vedere chissà cosa. Del resto stava in televisione, e forse aveva pure vinto un superpremio a qualche gioco, doveva per forza esserci qualcosa di rilevante in quest'uomo!
Si mise a correre e molto palesemente, senza nemmeno tanta arte, si scostò passando vicino al presentatore; subito dopo continuò a correre, si girò e assunse un'espressione tanto idiota quanto di trionfo, sostenendo che finalmente aveva dimostrato la sua teoria.
Quel giorno smisi di credere che la gente in tv doveva avere qualcosa di speciale rispetto alla gente fuori della tv. Nemmeno quella idiozia mi era sembrata poi degna di rilevanza, anzi mi sentivo quasi insultato perchè me la proponessero.
A distanza di molti anni, oggi ho capito che sotto c'era anche una verità più profonda, e che per questo, per anni, un banale episodio di bassa televisione mi era rimasto in testa: la gente può passarsi attraverso.
Io sono uno che passa attraverso. Non lo so come faccio, ma il mio stato d'animo è una cosa che passa attraverso gli altri. Se mi scazzo, dilaga lo scazzo, se sono contento la gente è allegra... e non si tratta del modo in cui percepisco il mondo, questa è una variabile che calcolo: si tratta proprio del fatto che la mia vita è così: passo in mezzo agli altri e non lascio un segno indelebile, non li cambio in profondità, non diventano radicalmente diversi; il mio passagio è un passaggio velato, morbido, sinuoso -- entro facile, porto cambiamenti abbastanza forti ma temporanei; me ne vado e non ci sono più, non c'è il mio segno... col tempo si nota appena che sono passato.
Sono come una nuvola che può cambiare il colore alla terra, senza toccarla mai.
Forse in tanti l'hanno provato e altrettanti penseranno a queste righe come a un turbamento fin troppo giovanile: in realtà qanto appena detto non si può assolutizzare, ne estendere a tutto me stesso, e questo rivaluta ampliamente la questione, ma il fatto è un altro: il problema è che anche su me stesso ho lo stesso effetto.
Ho la forte impressione che passo su me stesso senza cambiarmi: sono lo stesso coglione, pigro, pensieroso, troppo pensatore e poco voglioso di rischiare davvero le parti migliori di sè - quelle non sono mai in gioco...
Ci sono 4 caratteristiche di me che mi piacciono in particolar modo, ma sono una dannazione:
- mi piace essere vittima
- sono coraggioso
- la terza è che in realtà le caratteristiche sono due ma io ho voluto dire che sono 4; e questo prendermi/vi per il culo è la terza caratteristica che mi piace... solo non so come definirla (capacità di fare ironia e di farsi capire senza essere chiari necessariamente...)
Queste caratteristiche... sono le caratteristiche di due tipologie principali di individui:
- i rompipalle
- gli eroi
Tra di loro, queste due tipologie sono molto vicine; solo che gli eroi sono affascinanti, i rompipalle no.
Purtroppo non sono affascinante, se non per me stesso.
domenica 30 settembre 2007
Capitolo IX, Puntuale?
1) Mi sono accorto che nella mia vita sono sempre arrivato tardi. Sono arrivato tardi alla mia laurea, a tutti gli esami, al lavoro, alle lezioni... a molte altre cose che per il rispetto della legge sulla privacy (scusate se mi esce spesso questa espressione, ma viene dal lavoro che faccio) non posso riferire. Felice: mi rendo conto che ci sono ancora delle cose da imparare; infelice: perchè tutti hanno sempre dei consigli da darmi e mi trattano come uno che non capisce se stesso (cioè un Cazzo)?
2) Ieri ho baciato l'ennesima ragazza (sono stato uno scemo, stavo in una disco stupenda prendendo a spallate la gente con Nico e ridevamo come matti e dopo solo 15 minuti sono uscito, senza neanche fare la consnumazione, per farmi sbaciucchiare tutta la notte da questa piccola spagnola tutto fuoco e niente sesso -qua si chiamano "scalda cazzo" -calienta polla- le ragazze che si comportano così - non mi piace scrivere parolacce sul Blog -ma "scalda Cazzo" è l'espressione perfetta, come potrete immaginare, per una serie di motivi).
Perchè arrivo sempre al bacio ma mai oltre? mi è capitato circa una diecina di volte in 2 mesi che sono qua. Ragazze, aiutatemi, spiegatemi cosa non va nei miei feromoni' Emano un odore che non attizza? Ho le mani fredde? In realtè credo sia perchè sono carino, ma non bello, e quindi fisicamente non le faccio andare fuori di testa. In aggiunta sembro sempre totalmente scemo e non si sentoi propriamente a loro agio. In genere i miei approcci sono:
"Hola, quieres besarme?" - ciao, vorresti baciarmi?
"Hola, mi hermano me ha curtado il pelo muy mal y soy muy feo, pero si accostrumbra el ojo te va gustar un monton, te lo juro!" -Ciao, mio fratello mi ha tagliato i capelli molto male e sono molto brutto, però se abitui l'occhio ti piacerà un sacco, garantito!"
I:"Hola, que tal?" C:"Bien, ¿de donde eres?" I:"De Italia" C:"¿Estudias aqui o trabajas?" I:"Trabajo" C: "In que trabajas?" I:"Mato la gente"... y sigue asì... -
Io:"Ciao come va?" Ragazza:"Bene, di dove sei?" I: "Italiano" (a questo punto commenti sugli italiani a non finire, di solito) R: "Studi qui o lavori?" I: "Lavoro" R: "Che lavoro fai?" I"Uccido le persone" ... e continua così...
Questi sono alcuni esempi dei miei approcci; in genere ci spisciamo dalle risate, io, mio fratello, Pepe e altri amici e compagne di casa, ma alla fine rimane un po' di amarezza, perchè oltre alle cazzate non so dire altro e sempre ritorno a casa solo e sconfitto.
3) In questo periodo della vita sto prendendo una decisione molto importante: forse mi fermo qua a vivere per un periodo. Perchè? Perchè si vive meglio. Al lavoro mi presentano continuamente molte opportunitá, mi pagano meglio, e posso fare esperienze di viaggi ed inncontri sempre nuovi. In italia la gente pensa che Milano è una bella cittá perchè ti offre opportunitá lavorative. Bene, metteteci più equita nel trattamento lavorativo, aggiungete bbirre con amici e compagni di lavoro, ragazze stupende da ogni parte del mondo, gente che canta per la strada e un pizzico di sale in più e avrete Barcellona. Mi manca mia sorella, mi mancano la mia famiglia, i miei amici... ma sono giovane e qua le forze che spendo vanno ricompensate meglio, certo, se tornassi a vivere in Italia, potrei costruirmi, col tempo, un futuro più certo, di la... Ma ho ventisette anni e mi hanno già devastato, tolto l'entusiamo e la voglia di emergere, in Italia, dovrei spendere quell'ultima parte di gioventù ed energia che mi resta in quel paese... Non so, vorrei tornare, ma credo che mi pentirei per il resto della vita...
Mi dispiace, ma devo fare un paio di telefonate e devo chiudere qui le mie riflessioni... in ogni caso almeno uno dei punti che avevo preannunciato (quello sui miei approcci) è stato parzialmente spiegato. Vi auguro una giornata col sorriso sulla bocca, le mie ne sono piene.
Besitos, Andre.
martedì 18 settembre 2007
(Per i lettori piú attenti)
-i miei compagni di casa (la familia chaparritos)
-il mio lavoro da super eroe delle stampanti
-una spiegazione esausta ed esaudiente del perchè non mi reputo gay ma gli altri lo pensano
-perchè dico alle ragazze "Ehi, sono brutto, ma puoi abituarti, sai? Non potrai piú farne a meno!"
-la storia esilarante della mia vita sessual-affettiva in quel di Spagna (vedi anche punti 3 e 4)
-riflessioni sulla vita
-varie ed eventuali
Bene, il locutorio sta chiudendo e nessuno a casa mia ancora si preoccupa per me...
un saluto,
Andre.
Capitolo VIII, Progetti...
Dalla prima lettera di Andrea Cazzo ad un Amico:
Progetti?Indovinato, non ne ho. O almeno non nella loro eccezione classica di qualcosa che va avanti nel futuro. Come mi ha sempre insegnato in tutta la vita a veder meglio le cose, anche in questo caso la mitica frase del Buddha "There is no way to happiness, happiness is the way", mi sta aiutando.Non ho la minima idea di dove andrá a parare la mia vita, ma per la prima volta dopo decenni questo non mi mette paura: perchè? Perchè sto investendo bene il mio tempo: sto viaggiando, sto conoscendo gente, mi sto mantenendo (si fa per dire), sto vivendo con mio fratello e "NON" litighiamo mai, sto imparando una lingua, sto imparando come relazionarmi con le persone e con le donne, e mi sto divertendo nel farlo. Per ora non ci sono obiettivi, sono tutto concentrato a vedere quello che mi corre sotto i piedi e capire il piú possibile di questo, perchè c'è molto ancora da capire; dopo tanti anni sento che finalmente sto imparando di nuovo, la vita mi sta facendo crescere di piú... e siccome sono un narcisista del cazzo e mi piacevo giá prima, ora aspetto con ansia di vedere quello che posso ancora diventare in più (o anche solo di differente - ma non credo in meno - o non voglio crederlo).Quindi fanculo tutti quei momenti in cui mi sono messo a piangere, fuori o dentro, per essermi sentito dire: ma è possibile che tu non abbia idea di cosa vuoi fare nella vita? IO VOGLIO FARE LA VITA, non voglio farci niente perchè fare qualcosa con la propria vita è ridurla ad un fine; ma chi ce lo chiede di ridurla? Come si puó prendere una cosa vasta e ricca come la vita e FARNE qualcos'altro? Io non la voglio ridurre, la voglio vivere, capirla, goderne, crescere con il tempo che passa e guardarmi indietro ridendo di gioia: proprio come faccio ora (ed i miei compagni mi reputano cocainomane o matto totalmente per questo: ma dicono tutti "sei matto di una pazzia buona, sai").Ecco cosa penso ora della mia vita, fino alle ore 8.53 p.m di martedì 18 Settembre.
Dalla seconda lettera di Andrea Cazzo ad un Amica:Giá, ecco cosa penso ora, cara Ale.E penso che tutti questi problemi non dovresti porteli, ma te li poni, perchè sei una ragazza matura, come se incontrano poche alla tua etá... e sono contento che sei venuta a parlarne con me.Quante volte mi chiedo e soprattutto mi SONO chiesto le stesse cose. Però ho sempre pensato una cosa: non è importante quello che si decide, ma come lo si decide, quanto ci sembrano buone le nostre stesse motivazioni, perchè in questa maniera un domani non finiremo per pentircene.Allo stesso modo a te, e a tanti miei amici che sono sempre indecisi sull'andare o sul restare, in tante cose della loro vita voglio dire che non è "andare" o "restare" la scelta che devono prendere, ma piuttosto "Dove sto mentendo a me stesso? Dove mi sto raccontando delle bugie, dove sto mettendo la testa? Sotto la sabbia, troppo in alto, sto guardando davanti o dove cammino?" Se ci faciamo queste domande (ora mi sento come il prete la domenica alla messa, pèrò) alla fine, piú che la scelta, abbiamo giá fatto tesoro della possibilitá di scegliere: qualsiasi scelta sbagliata non sará una perdita totale, qualsiasi scelta giusta non andrá sprecata.Venire in Spagna per me è stata la scelta giusta. Non so se rimanere sia la scelta giusta, ma finchè riesco a sorridere contento della mia vita vuol dire che sto imparando e posso essere tranquillo.